Correggio, nuovo esposto contro il macello equino: «Sequestrate i cavalli»
Un’altra protesta davanti a Zerbini & Ragazzi a Fosdondo da parte degli animalisti dopo la denuncia dei maltrattamenti
Correggio Nuova protesta, dopo quella del 3 gennaio, davanti al macello equino Zerbini & Ragazzi di Fosdondo. Il caso era emerso a dicembre con l’annuncio da parte di Animal Equality di una denuncia in Procura nei confronti dell’azienda, in seguito a «gravi violazioni e violenze» emerse da un’indagine, condotta all’interno per sette mesi sotto copertura. Il presidio di ieri è stato organizzato da Fronte Animalista e da Avi Associazione Vegani Internazionale e supportato dalle associazioni Leal Lega Antivivisezionista e Ihp Italian Horse Protection. Ieri è stata annunciata una nuova denuncia contro Zerbini da parte della Leal, la Lega antivivisezionista, tramite l’avvocata Aurora Loprete.
«Ci dispiace che la controparte non sia venuta - dicono gli animalisti, riferendosi a una possibile contromanifestazione della Filiera Equina Italiana -. Ultimamente grazie alla proposta di legge in merito al divieto di macellazione dei cavalli se ne sentono di tutti i colori. Ed esiste addirittura un’associazione che difende la macellazione del cavallo. Io vorrei chiedere a Zerbini come si possa chiamare tradizione qualcosa che arreca dolore fisico ed emotivo ad altri esseri senzienti. Siamo qui per condannare tutti i presunti illeciti commessi in questo mattatoio. I controlli vengono mai fatti in questo macello? Il presidente della Leal ha presentato un esposto contro Zerbini & Ragazzi. Gli articoli violati sono il 544 bis e ter sul maltrattamento animale e viene chiesto il sequestro del macello, attrezzature e cavalli». L’attivista Cristian Carbognani sottolinea: «Se un’attività ricava un profitto non significa che l’attività sia giusta». Il titolare del macello, Andrea Zerbini, interpellato dalla Gazzetta specifica che la Filiera Equina Italiana «è con noi moralmente, ma non fisicamente: la notizia del presidio è stata male interpretata. L’associazione ha deciso di combattere non con insulti e parolacce, ma nelle sedi competenti: tribunali e parlamento».
