Molestie e gas urticante sul bus, parla l'autista aggredita: «Qui ho chiuso, torno Trentino»
Reggio Emilia, Dopo l'episodio di violenza ai danni di una minorenne e del personale di bordo, esplode il caso sicurezza sui mezzi Seta. La testimonianza choc di Rosalinda Brazzò: «Costretta a tornare sulla stessa tratta del mio aggressore, così non si può lavorare».
Reggio Emilia «Mia figlia ha la stessa età della ragazzina che è stata molestata da un uomo che abita a Cadelbosco e che sale abitualmente sull’autobus che guido io. Oggi forse lo incontrerò di nuovo».
Rosalinda Brazzò ci racconta quel che le è accaduto domenica pomeriggio (15 marzo), mentre era alla guida di un pullman della linea 93, che percorre la tratta Viadana-Reggio: un uomo l’ha prima aggredita verbalmente («Voleva che mettessi della musica...») poi ha scelto un’altra vittima, una ragazzina di 16 anni, a cui ha cominciato a rivolgere apprezzamenti pesanti fino a farla piangere e a farla correre a fianco della autista a cui ha chiesto aiuto. «A quel punto, eravamo quasi arrivati al Centro Interscambio di piazzale Europa, ho pensato solo a mettere al sicuro la ragazza, le ho detto di starmi accanto, mentre un’altra ragazza cercava di proteggerla fisicamente mettendosi tra lei e il molestatore».
Poi però accade un altro imprevisto: «Dal fondo del pullman arrivano altre urla: qualcuno ha spruzzato uno spray urticante e così tutti scappano verso la parte anteriore del pullman. Anche io vengo investita da questa nube di gas urticante. Arrivati al Cim, apro le porte dell’autobus e tutti si precipitano fuori. Dò l’allarme, ma quando arrivano i soccorsi sono rimasta sola. Ai paramedici dico che non riesco a respirare, così chiudo l’autobus e salgo con loro sull’ambulanza che mi porta al Santa Maria Nuova. All’ospedale arriva il responsabile delle corse dell’azienda per cui lavoro, La Valle, che copre per conto di Seta alcune tratte dell’extraurbano. Gli consegno le chiavi e gli chiedo di non assegnarmi più questa tratta. E invece oggi - dice Rosalinda - mi hanno messo di nuovo su questa linea e non è escluso che fra un po’ mi ritrovi faccia a faccia con questo pazzo».
Un pazzo che magari in queste ore i carabinieri sono riusciti a identificare, grazie alla telecamera interna del mezzo, che - a pensarci bene - è al momento l’unica dotazione per la sicurezza di autisti e passeggeri. «Sicuramente - commenta l’autista - quello che manca in molti autobus del trasporto pubblico su queste linee è un sistema che consenta, in caso di necessità, di chiedere immediatamente aiuto in caso di aggressione». Si chiama pulsante antipanico ed è installato in alcuni autobus della flotta di Seta ma non in tutti i mezzi in circolazione ogni giorno per conto di Seta.
Originaria di Sassuolo, Rosalinda ha iniziato a guidare gli autobus proprio tra Reggio e Modena, prima di trasferire la residenza in Trentino dove ha lavorato per anni e dove vivono il marito e la figlia: «Da una paio di mesi ero tornata a lavorare qui, all’azienda La Valle (una delle aziende private a cui Seta ha appaltato alcune linee del trasporto extraurbano, ndr), dormo nella foresteria messa a disposizione dall’azienda a Reggio, ma ho già deciso che tornerò in Trentino. Ci stavo già pensando, dopo l’episodio di domenica non ho più dubbi: fare questo lavoro è diventato sempre più duro, soprattutto se sei una donna, è tutto più difficile. In questi anni il lavoro è molto peggiorato: quando ho cominciato fare l’autista era piacevole anche perché i passeggeri avevano rispetto per il tuo lavoro. Adesso non è più così, e se sei donna è pure peggio».
Se sei donna, per tornare quanto accaduto sulla 93 non puoi non notare certe cose: «Quando quell’essere ha iniziato a insultare pesantemente quella ragazzina - ricorda l’autista - due voci si sono alzate, oltre alla mia in sua difesa. Ed erano le voci di donne. Nonostante sull’autobus ci fossero anche dei maschi, nessuno di loro ha fiatato. Anche per questo ho deciso di metterci la faccia, perché pensando a mia figlia non vorrei mai che le capitasse quel che invece ha dovuto subire quella ragazzina». Poi l’autista aggiunge: «Di fronte a quello che mi è accaduto ho trovato comunque la solidarietà e la disponibilità all’ascolto nel segretario della Fit Cisl di Reggio Emilia, Gaetano Capozza, che ringrazio per avermi dato l’opportunità di esporre la mia testimonianza riguardo ai fatti accaduti durante il servizio sulla linea 93».
Secondo l’autista della "93", infatti «poter raccontare quanto successo non è stato solo importante per me, ma rappresenta anche un passo significativo per dare voce a tanti colleghi che ogni giorno affrontano situazioni difficili e, a volte, pericolose nello svolgimento del proprio lavoro. Credo fortemente - conclude Brazzò - che condividere queste esperienze possa contribuire a sensibilizzare sul tema della sicurezza nel trasporto pubblico e, soprattutto, a dare coraggio a chi spesso, anche tra i miei colleghi, esita a denunciare episodi accaduti durante il servizio».l© RIPRODUZIONE RISERVATA