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Il caso

Ex bancaria Unicredit e il marito accusati di aver fatto sparire i soldi dei correntisti

Serena Arbizzi
Ex bancaria Unicredit e il marito accusati di aver fatto sparire i soldi dei correntisti

Castelnovo Monti: sono accusati di furto aggravato, ma se cambia il reato si rischia la prescrizione

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Castelnovo Monti È approdata davanti al giudice l’inchiesta sugli ammanchi emersi nel 2018 all’Unicredit di Castelnovo Monti. Il caso coinvolge una ex impiegata della banca, che svolgeva anche il ruolo di consulente, e il marito, accusati di furto aggravato. E sarà proprio sulla qualificazione dell’accusa che si concentrerà la prossima udienza, fissata per i primi giorni di giugno. Potrebbe infatti profilarsi, per i due coniugi, una diversa contestazione, come truffa o appropriazione indebita, reati che risulterebbero però già prescritti. Ieri, in aula, erano presenti due dei titolari dei conti correnti sui quali sarebbero state effettuate le movimentazioni finite nel mirino degli investigatori. Un numero molto inferiore rispetto a quello delle persone indicate come parti danneggiate.

In un primo momento, l’ammanco calcolato nella filiale era stato quantificato in circa 2 milioni di euro, ma successivamente sono stati svolti ulteriori accertamenti. Ieri si è tenuta l’udienza predibattimentale, introdotta dalla riforma Cartabia, nei confronti dei due imputati, entrambi difesi dall’avvocato Giovanni Tarquini. La banca, assistita dall’avvocato Massimiliano Iovino di Bologna, si è costituita parte civile in qualità di soggetto danneggiato. Gli altri titolari di conti correnti, oltre ai due presenti in aula, non hanno preso parte all’udienza: uno è deceduto, mentre gli altri sarebbero già stati rimborsati. Poiché il reato contestato è procedibile a querela, sarà ora necessario capire se la loro assenza possa equivalere a una remissione. Nel frattempo la banca ha depositato diversi documenti, che la difesa ha chiesto di poter esaminare. Il giudice Ghini ha lasciato intendere che potrebbe esserci un problema di qualificazione del fatto. In altre parole, la vicenda potrebbe essere ricondotta non a un furto aggravato, ma a una truffa o a un’appropriazione indebita, ipotesi che aprirebbero il tema della prescrizione. Tra i due correntisti presenti ieri, uno ha rimesso la querela. Nelle prossime udienze, il legale della banca cercherà di fare riconoscere l’istituto di credito come parte offesa. La difesa, dal canto suo, osserva che nell’elenco delle operazioni contestate ne figurano diverse che non avrebbero a che fare con i fatti oggetto del procedimento. L’ex bancaria, infatti, seguiva quei correntisti anche come consulente e, secondo questa linea difensiva, alcune operazioni sarebbero state effettuate su richiesta dei clienti.

Secondo l’accusa, i due coniugi, in concorso tra loro e con più condotte esecutive riconducibili a un medesimo disegno criminoso, si sarebbero impossessati di somme depositate su più conti correnti senza autorizzazione dei titolari, compilando indebitamente i campi necessari dopo avere ottenuto la firma in bianco del detentore. L’ex impiegata avrebbe inoltre consentito al marito di entrare in possesso dei fondi derivati dai pagamenti dei correntisti, attraverso l’interposizione delle sue società. A carico degli imputati figurano anche le aggravanti di avere provocato un danno di rilevante entità e di avere utilizzato come mezzo fraudolento bonifici o assegni circolari fatti firmare in bianco.  © RIPRODUZIONE RISERVATA