La crisi del centro storico. Le voci di cittadini e commercianti tra difficoltà e possibili soluzioni
Le interviste sono state realizzate dagli studenti dell’istituto Motti che hanno svolto il loro Pcto in Gazzetta
Basta una passeggiata in via Emilia Santo Stefano o una breve tappa in piazza Prampolini un giovedì mattina per accorgersene: il centro storico è praticamente deserto, e chi ci vive o ci lavora lo sa bene. Una residente, Elena Ferrari, che incontriamo in prossimità del municipio, descrive bene il paradosso di un’altra giornata, il sabato: «C’è molta gente, ma i negozi per la maggior parte sono vuoti, soprattutto lungo l’inizio di via Emilia San Pietro e via Emilia Santo Stefano». La situazione peggiora col calare della sera: un altro cittadino, Luca Fanti, racconta che passando per il centro verso le sei o sette non c’è veramente nessuno e i locali sono pressoché vuoti. Una delle cause più citate dalle persone che si fermano a parlare con noi è la competizione con i centri commerciali. Quando sono arrivati i Petali, i grandi marchi li hanno scelti e il centro ha perso attrattività. Tommaso Gastaldi ne è convinto: «Tutti i negozi vogliono stare vicini a Zara perché attira clientela. E quindi molti si sono spostati dal centro ai Petali. Questo ha fatto indubbiamente morire il centro storico, perché la gente adesso non sa più per quale motivo andarci». A peggiorare le cose, aggiunge, c’è un degrado percepito che scoraggia soprattutto le uscite serali: «La gente non si sente sicura a girare in centro la sera, soprattutto le ragazze». C'è poi il tema dei giovani. Reggio non è Bologna né Parma, non ha una forte presenza universitaria, e si sente. Per Gianni Scandaliato è proprio questo il nodo: «I giovani sono il centro di tutto, siamo il futuro. Non vedendo più giovani in giro, credo che sia questa la motivazione per la quale i negozi chiudono». Anche David Yaaqovy ricorda un centro più vivace qualche anno fa e attribuisce il cambiamento alla mancanza di giovani, molti dei quali si sono trasferiti altrove. A questo si aggiunge un mutamento più generale nelle abitudini: secondo Vando Piccagli molti ormai preferiscono acquistare online, e questo ha trasformato il rapporto con i negozi fisici. Luca Ferretti, titolare del negozio per animali domestici Pet Broletto, aggiunge che «non c'è più la cultura di venire la domenica in centro a fare la passeggiata» e segnala qualcosa di poco noto: esistono già parcheggi di interscambio gratuiti con navetta per il centro — alle Colline, alle Querce, al Foro Boario — «ma quasi nessuno li conosce, perché non vengono comunicati a sufficienza». Le idee per ripartire non mancano. Elena Ferrari vorrebbe agire sugli spazi: riportare i mezzi pubblici in centro, eliminare i parcheggi a pagamento lungo la circonvallazione, usare le vetrine sfitte per mostre ed esposizioni. Ludovico Prati punterebbe invece sugli eventi capaci di richiamare gente anche da fuori città, sul modello di Modena e Bologna. Secondo Alexander Lisio bisognerebbe scommettere su negozi più adatti ai giovani e ripensare alcune scelte recenti, come quelle legate al mercato coperto. Umberto Venier, guardando alle città vicine, è il più sconsolato: «Reggio non è come Modena o come Parma, dove ci sono molte più iniziative».
*Studente dell’istituto Motti
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