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La testimonianza

Ciclista travolto e ucciso a Rivalta. La moglie di Mykhailo Klysa: «Il nostro sogno si era appena realizzato: la casa nuova. Ora spero di avere giustizia»

Ambra Prati
Ciclista travolto e ucciso a Rivalta. La moglie di Mykhailo Klysa: «Il nostro sogno si era appena realizzato: la casa nuova. Ora spero di avere giustizia»

Reggio Emilia: il ricordo del 44enne morto sabato. Era un volontario della Caritas, si occupava delle raccolte per chi rimane senza lavoro o è in difficoltà

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Reggio Emilia «Non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione, ma mi auguro che l’autorità giudiziaria decida di far eseguire l’autopsia. Spero che sarà accertata la verità e spero di avere giustizia: a mio marito non è stata data la minima chance di vivere». Parla con voce incrinata dalla commozione Lidia, la vedova di Mykhailo Klysa, 44 anni, il padre di famiglia che sabato scorso in sella alla sua bicicletta elettrica è stato falciato da un’auto piombata sopra la pista ciclopedonale di via Bedeschi a Rivalta.

All’indomani di un vero e proprio pellegrinaggio di visite di cordoglio da parte di parenti, amici e dell’intera comunità ucraina, Lidia ringrazia la Gazzetta di Reggio per aver ricordato il marito, legatissimo ai figli, una ragazza di 14 anni e un ragazzo di 21 anni. «Miki si muoveva sempre in bicicletta da quando, vent’anni fa, era arrivato a Reggio. La patente ucraina qui non è valida e lui non ha mai convertito il titolo: preferiva spostarsi sulla bicicletta elettrica, era un ciclista esperto e prudente». Purtroppo un destino infausto ci ha messo lo zampino: la Fiat 500, guidata da una donna 50enne colta da un malore, ha sbandato e ha attraversato la pista ciclopedonale (protetta da un altro cordolo in cemento armato) nell’unico punto senza protezione, centrando il ciclista e sbalzandolo diversi metri più in basso, in mezzo ai cespugli di una scarpata.

«Quel giorno Miki è andato dal parrucchiere a tagliarsi i capelli: stava tornando a casa, era quasi arrivato». Alla domanda se il marito avesse dei progetti, Lidia risponde: «Il nostro sogno si era appena realizzato. Volevamo un casa tutta nostra, nuova, più grande: Miki ci ha lavorato a lungo, nel tempo libero, e l’ha costruita con le sue mani. Ci siamo trasferiti da un mese. Ora non si potrà più godere questo luogo. Mai avrei pensato che ci avrei abitato senza di lui». Pensava ai più bisognosi, il 44enne, descritto come «dolcissimo padre e brava persona». Oltre a frequentare la chiesa ortodossa di San Giorgio in via Farini, Miki «era sempre pronto ad aiutare chi ha bisogno: era un volontario della Caritas, si occupava delle raccolte per chi rimane senza lavoro o è in difficoltà». Operaio al Salumificio Granterre Spa di via Fratelli Manfredi (nell’ex area Inalca), il 44enne è stato ricordato sui social dai colleghi: «Ciao Michele, ti ricorderò per il sorriso, per la tua gentilezza ed educazione», «Eri pieno di vita», «Un collega eccezionale, sempre disponibile ad aiutare tutti, sempre ottimista», «Michele ti ricorderò sempre con quel sorriso che hai sempre avuto e quella disponibilità verso gli altri: una persona eccezionale». Una volta ottenuto il nulla osta, il 44enne sarà sepolto in città. «In Ucraina è rimasta solo l’anziana madre, che è d’accordo con me: lui amava tanto l’Italia e io potrò andare a piangerlo sulla tomba». © RIPRODUZIONE RISERVATA