Referendum, Paci: «Ora una vera riforma della giustizia». Tria: «Risultato anche frutto di una polarizzazione politica»
Reggio Emilia: il procuratore capo da una parte e il presidente della Camera penale analizzano l’esito delle urne
Reggio Emilia Sono rivali in aula e lo sono stati anche durante la campagna referendaria. Il capo della Procura di Reggio Emilia, Calogero Gaetano Paci, è stato protagonista di numerosi incontri in cui ha illustrato le ragioni del No; così come l’avvocato Nicola Tria, presidente della Camera penale ha spiegato a più riprese le ragioni del Sì. «Credo che possano esserci varie ragioni per la vittoria del No – afferma Paci –. C’è sicuramente una difficoltà a comprendere il senso dell’articolato di riforma vero e proprio da un punto di vista tecnico. I cittadini che hanno votato per il No hanno percepito la difficoltà di calare quel tipo di articolato nella condizione di vita reale, sia nelle loro vite individuali e sociali, sia soprattutto nel loro rapporto con la giurisdizione. Questo avrà comportato grande difficoltà nella comprensione del senso di questo intervento riformatore, che pure non risolve i problemi della giustizia, per stessa ammissione dei protagonisti. Poi ritengo che un’ulteriore concausa possa essere attribuita alle tante ragioni che nel dibattito pubblico sono emerse a favore della riforma, alcune incredibili, sconcertanti, prive di qualsiasi connessione logica, storica e reale, con questa riforma. Non ultimo – conclude il capo della Procura – c’è anche un fatto più generale che attiene al rapporto fra i cittadini e la Costituzione, che viene vista e percepita dalla coscienza collettiva e profonda del nostro Paese come un bene fondamentale che chiaramente quando le ragioni lo richiedono può anche essere ritoccata, ma non può subire uno sconvolgimento come quello che la riforma avrebbe realizzato nella distribuzione dei poteri costituzionali tra gli organi dello Stato. Sottolineo che questo risultato è un punto di partenza e non di arrivo per spronare il Parlamento e la classe dirigente a trovare la convergenza necessaria per avviare una vera riforma della giustizia. Per affrontare i problemi veri che ci ostacolano quotidianamente. Serve un piano Marshall, a largo raggio, per superare le tante criticità del nostro sistema».
Il presidente Tria spiega: «Abbiamo fatto quello che potevamo con i nostri mezzi cercando di spiegare il testo di questa riforma, cercando di sgombrare il campo da tutte le paure che invece si agitavano attorno ad essa, però è evidente che l’esito di questo referendum è anche il frutto della polarizzazione politica: ne prendiamo atto. Certo, non è che la necessità di separare le carriere e di farlo anche con uno sdoppiamento del Csm non ci sia più, credo che presto o tardi bisognerà tornare a parlarne. Le forze politiche innanzitutto. Poi bisogna prendere atto dell’esito, perché la democrazia è una cosa seria, ma non è che si cancelli un’esigenza che continuiamo a ritenere fondamentale per il nostro Stato di diritto. Questa è e continuerà a essere per le camere penali una riforma da perseguire». © RIPRODUZIONE RISERVATA