Dorel Burlea di Bandito Burrito apre il ristorante Sa Vot: «Anche se sono moldavo, faccio un gnocco fritto da volar via»
Oggi l’inaugurazione in via Mascagni: «Sognavo un ristorante tradizionale: Reggio Emilia per me è casa»
Reggio Emilia «Questa città mi ha accolto adolescente e mi ha reso un uomo. Anche se sono moldavo, per me Reggio è casa». Con una dichiarazione d’amore per la nostra città, Dorel Burlea, ristoratore e imprenditore reggiano d’adozione, ha aperto la sua chiacchierata con la Gazzetta. Non solo amore per Reggio: «Adoro la cucina tradizionale, dall’erbazzone ai cappelletti in brodo, rigorosamente di cappone, ai tortelli. Per omaggiare questa mia passione per la cucina reggiana, aprirò un ristorante tradizionale in via Mascagni, sul lungo Crostolo. L’inaugurazione del locale sarà oggi e il nome del ristorante, “Sa Vot”, celebra il dialetto. Non preoccupatevi: anche se sono moldavo, faccio un gnocco fritto da volar via». Reggianità, tradizione, qualità e tanto duro lavoro. Queste sono le prerogative che hanno portato Dorel, a soli 28 anni, ad aprire il suo quarto locale tra città e provincia. È conosciutissimo per il suo Bandito Burrito a San Prospero e per le sue Steak House a Montecchio e a Bosco di Scandiano, ed ora è pronto a coronare il suo sogno nel cassetto: «Aprire un vero e proprio ristorante tradizionale».
Dorel, ci racconti il suo percorso e come è nato l’amore per la cucina.
«Sono arrivato in Italia dalla Moldavia nel 2014, a 17 anni. Da piccolo non ero ancora appassionato di cucina, ma dopo essermi trasferito ad Albinea, ho iniziato ad interessarmi al cibo. L’enorme qualità dei prodotti reggiani, dalla pasta fresca agli affettati, mi ha conquistato e così è nato il mio amore per la ristorazione. Ho scelto infatti l’Enaip con indirizzo alberghiero: non parlavo bene l’italiano, ma il cibo ha rappresentato un linguaggio comune ed universale, col quale esprimermi e farmi capire. Dopo 3 mesi di scuola ho fatto il mio primo stage alla Trattoria Filippini e lì mi sono reso conto di che cosa avrei voluto fare da grande: lavorare in cucina. La passione è sbocciata e mi sono rimboccato le maniche: la ristorazione è un settore che richiede sacrifici e sudore. Ho lavorato a Ca Matilde assieme allo chef stellato Andrea Incerti Vezzani e in quel contesto ho imparato tutte quelle tecniche che ancora mi porto dietro. Poi 3 anni a Scandiano, 6 mesi a Genova e un anno in Toscana, dove lavoravo a pranzo in un ristorante di pesce e a cena in un locale che faceva carne, 7 giorni su 7, senza riposo e pause. Ho fatto fatica, certo, ma quello che sono ora lo devo ai sacrifici del passato».
E poi la svolta, il suo primo locale. Come è nata l’idea di Bandito Burrito?
«Molto semplice: in Toscana a volte non pagavano e così ho pensato: se devo lavorare gratis, almeno lavoro per me e non per altri. Ho raccolto i risparmi di tutta la famiglia e ho aperto il mio primo locale nel 2023, a 26 anni: Bandito Burrito. Il nome è lo stesso di quello di un food truck sul quale avevo lavorato ed era già conosciuto, così ho scelto di tenerlo. Il locale ha funzionato fin da subito e tuttora è sempre pieno, così nel 2025 ho aperto il secondo. Non più un pub ma una steak house, a Bosco di Scandiano: la Steakbeerhouse. Anche qui abbiamo fatto centro: la qualità delle carni e l’atmosfera del locale ci hanno portato tanti clienti. Così, per accontentare tutti, ho inaugurato il terzo ristorante a Montecchio e durante la serata inaugurale sono venute 1200 persone. Ed ora, nel 2026, ne aprirò altri due: uno in Moldavia, dove faremo smash burger, e uno tradizionale, a Reggio».
Lei è molto famoso sui social. È più importante la comunicazione online o la qualità dei prodotti?
«Ovviamente la qualità. Se sui social lavori bene, la gente incuriosita viene una volta nel tuo locale. Ma se fai da mangiare male, non torna più. La qualità del prodotto per me è il centro, la base da cui partire. Questo è quello che mi hanno insegnato fin dalla scuola alberghiera: la qualità ripaga. Il pane arriva fresco ogni giorno dal fornaio e per le carni lavoro con la macelleria Fornaciari».
E ora, un sogno che si avvera. Un ristorante tradizionale di cucina reggiana.
«Volevo rendere omaggio a Reggio, città che considero la mia prima casa e alla quale sono estremamente legato. Il “Sa vot”, in via Mascagni 5, inaugurerà oggi e da mercoledì sarà aperto al pubblico. Dal martedì alla domenica, sia a pranzo che a cena, troverete erbazzone, tortelli verdi e di zucca con il soffritto e gnocco fritto con salumi. Un tripudio di tradizione ed una nuova sfida: dimostrare che oltre ad essere il re dello street food e della carne, sono anche un bravo cuoco». © RIPRODUZIONE RISERVATA