La proposta: «Contro i danni della guerra si agisca come con il Covid»
L’appello per misure straordinarie visto l’aumento dei costi
Manduria «Tutti credevano che il problema sarebbe stato ad agosto quando sono stati inseriti i dazi, ma il vero tema dei volumi comincerà a vedersi oggi». Il presidente dell’Ice Matteo Zoppas, interviene a margine del primo Forum della cucina italiana, promosso da Bruno Vespa in collaborazione con l’Agenzia Ice e organizzata da Comin & Partners e sottolinea come «oggi abbiamo una criticità latente sugli Stati Uniti d’America, abbiamo visto dei numeri che sono un po’ preoccupanti - probabilmente se non letti nel modo giusto - e anche il cambio euro-dollaro sta entrando proprio in questi primi mesi dell’anno nella cosiddetta fase di rinnovo listini, quindi i prezzi finali probabilmente si alzeranno, allora si capirà veramente qual è l’elasticità della domanda al prezzo. Vedremo dei volumi probabilmente in leggero calo, ma non dobbiamo preoccuparci perché dobbiamo aspettare di vedere nei prossimi mesi come il mercato corregge poi il tiro e come reagiranno i nostri imprenditori che purtroppo hanno già sacrificato molto il loro margine per cercare di assorbire sia il dazio che l’eurodollaro: ci diranno quale sarà la situazione».
Dal canto suo, Confagricoltura chiede «interventi simili a quelli presi durante la pandemia da Coronavirus. Il blocco dello Stretto di Hormuz provocato dalla guerra in Iran, con i conseguenti incrementi dei costi energetici, la carenza di fertilizzanti sul mercato e le difficoltà che l’export di tanti comparti agricoli stanno iniziando a subire, richiedono decisioni immediate e straordinarie. Come misure di finanziamento di un debito comune europeo», dichiara il vicepresidente di Confagricoltura, Giordano Emo Capodilista, sempre a margine degli eventi del Forum. Il vicepresidente di Confagricoltura si sofferma sui ristoranti che si rifanno alla cucina italiana nel mondo: «La principale fetta è realizzata negli Stati Uniti, ed era prevedibile, ma pari merito con la Cina. In ciascuno di questi Paesi la cucina italiana fattura circa 80 miliardi. È evidente che questo valore non è effettuato tutto con prodotti italiani. La grande sfida ora è aumentare questo valore e, soprattutto, rafforzare la presenza di prodotti italiani e quindi le ricadute sul nostro Paese e sulla nostra agricoltura». Un valore su cui incidono ancora una volta i falsi prodotti made in Italy, tuttavia Capodilista smorza i toni: «Anche su questo aspetto non drammatizzerei - aggiunge -. Certo, sarebbe meglio che nei ristoranti italiani nel mondo fossero presenti solo prodotti made in Italy. Ma è una solida base dalla quale partire. E, se almeno è buono, si propone un modello simile all’originale. La cosa peggiore dell’Italian sounding, infatti, è quando realizza prodotti che non sono buoni».
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ammonisce sui rischi per la filiera causati dalla xylella in Puglia, un batterio in grado di indurre alterazioni pesanti nella pianta ospite: «Penso sia a dir poco vergognoso che passino gli anni e non si riescano a trovare soluzioni certe» e parla di un danno «superiore al miliardo e mezzo, ma che soprattutto ha causato una perdita anche in termini identitari di bellezza territoriale legata all’ambito turistico che un territorio come questo assolutamente non si può permettere».l S.A. © RIPRODUZIONE RISERVATA
