Motociclista morì dopo l’incidente: la Procura riapre l’inchiesta
Novellara: Antonio Tito Camboni, 35 anni, morì in seguito alle ustioni tre giorni dopo lo schianto. In un primo tempo il caso era stato archiviato
Reggiolo È stato riaperto il caso di Antonio Tito Camboni, il motociclista di 35 anni padre di famiglia che morì nel 2023 in ospedale per le gravi ustioni riportate dopo lo scontro con un’auto: entrambi i veicoli avevano preso fuoco. In un primo tempo la procura di Reggio Emilia aveva archiviato il fascicolo, ma la vedova – tramite l’avvocato Valeria De Biase – ha presentato istanza di riapertura e ha ottenuto che i carabinieri eseguissero delle indagini supplementari. Ora la palla è passata al pm Francesco Rivabella, che chiederà il rinvio a giudizio per il reato di omicidio stradale a carico di un automobilista di 53 anni residente a Reggiolo. La decisione era prevista per ieri, ma l’udienza è stata rinviata perché l’avvocato difensore Antonio Messora, del foro di Mantova, non ha potuto essere presente. Al giudice per l’udienza preliminare Luca Ramponi non è rimasto altro che rinviare. I familiari ritengono che il decesso sia stata una diretta conseguenza dello schianto: a distanza di tre anni, vogliono chiarezza sull’accaduto e vogliono giustizia, per un uomo nel fiore degli anni che ha lasciato due bambini piccoli.
L’incidente risale al 16 giugno 2023. Quel giorno Antonio Camboni, in sella alla sua Aprilia Rs660, stava andando da Suzzara a Novellara per trovare i genitori. Dopo avere imboccato lo stradone che da Gonzaga porta a Reggiolo, nel tratto di via Cattanea, il motociclista si scontrò con una Renault Clio che stava svoltando verso l’ingresso dell’abitazione al civico 65. L’impatto fu violento, al punto che i due mezzi presero fuoco. Antonio Camboni venne sbalzato dalla moto e finì in un fossato, circondato dalle fiamme divampate per la fuoriuscita del carburante dal serbatoio della moto, che si era staccato dal telaio ed era caduto vicino a lui. Il 35enne riportò vari traumi e soprattutto ustioni sull’85% del corpo. In un primo momento rispose alle domande dei soccorritori e, prima di perdere conoscenza, disse: «Dite ai miei figli e a mia moglie che li amerò per sempre». Trasportato in elicottero al Centro grandi ustionati di Parma, morì dopo tre giorni di agonia. La tragica morte di Camboni, originario della Sardegna e appartenente a una famiglia numerosa, fece sprofondare nel lutto quattro comunità. Innanzitutto Novellara, il paese dove Antonio era cresciuto e dove vivono i genitori Pietro e Francesca Gorrara, il fratello Giuseppe, la sorella Marika e gran parte della famiglia. Lutto anche a Guastalla, paese di origine della moglie Elisabetta Spagna e dei suoceri, originari di San Giacomo. Antonio aveva vissuto per alcuni anni nella frazione di San Rocco. Camboni fu pianto anche a Luzzara, dove il 35enne lavorava alla Simol di Codisotto, azienda che produce componenti per macchinari. Cordoglio pure a Suzzara, dove Antonio ed Elisabetta, insieme ai due figli di 9 e 7 anni, si erano trasferiti nella frazione di Tabellano.l