«Il dramma di Zenica vissuto dagli spalti»: il reggiano Davide Rizzo racconta la sconfitta dell’Italia in Bosnia
L’ex arbitro era presente allo stadio Bilino Polje, dove gli Azzurri hanno fallito la qualificazione al Mondiale: «Un'amarezza profonda, e i giocatori non ci hanno nemmeno salutato a fine partita»
Reggio Emilia Un reggiano a Zenica, per assistere dal vivo al dramma sportivo della nostra Nazionale. Davide Rizzo, ex arbitro 29enne, era tra gli italiani presenti martedì sera (31 marzo) allo stadio Bilino Polje, dove l’Italia è stata eliminata dalla Bosnia ai calci di rigore, mancando l’accesso al terzo mondiale consecutivo. Un’amarezza profonda ma che non cancella l’esperienza umana: «Tutto nasce dalla semifinale di Bergamo contro l’Irlanda del Nord - spiega Rizzo-. Sono andato a vedere la partita col mio amico e, una volta passato il turno, pensavamo di dover andare a Cardiff. Invece, ad accedere alla finale, è stata proprio la Bosnia».
Davide racconta così la caccia al biglietto prima del lungo viaggio in solitaria per raggiungere la città bosniaca, sede dello spareggio playoff di martedì: «Il mio amico si è tirato indietro ma io volevo esserci, era una sfida troppo importante per il nostro movimento - ci racconta -.Tenevo monitorato il sito della Figc e, appena usciti, ho preso uno degli 800 biglietti riservati agli italiani. Sono in seguito mi sono mosso per l’aereo, con più voli che mi hanno portato da Bologna a Vienna, poi da Vienna a Belgrado e da Belgrado a Banja Luka. Lì, sono salito sul pullman che in tre ore mi ha consentito di raggiungere Zenica».
Prima e dopo la gara, Rizzo conferma la grande accoglienza bosniaca e, soprattutto, il rispetto verso l’Italia. In campo è stata battaglia vera: «Il loro stadio è davvero il dodicesimo uomo, tutti ci credevamo, abbiamo tifato e a fine gara c’era tanta delusione. Dispiace solo che i giocatori non siano venuti a salutare noi nel settore ospiti, considerato tutti i sacrifici che abbiamo fatto per essere lì». Davide Rizzo è tornato a Reggio ieri sera, dopo essere atterrato a Bergamo e aver preso un treno da Milano alla stazione Mediopadana. Il suo parere sulla crisi del calcio italiano non è distante da quello di altri esperti e tifosi degli Azzurri: «Il problema che è la Bosnia ha gente che salta l’uomo e noi no, servono riforme subito a partire dall’obbligo di giocatori italiani nei club. Mia mamma è ungherese e nel loro campionato hanno fissato norme ad hoc. I risultati - conclude - si stanno già cominciando a vedere». © RIPRODUZIONE RISERVATA
