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Il caso

Morte improvvisa a Cavriago: il referto dell’autopsia arriva dopo quasi due anni

Morte improvvisa a Cavriago: il referto dell’autopsia arriva dopo quasi due anni

Il riscontro era stato disposto dopo il decesso avvenuto nel 2024

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Cavriago Quasi due anni di attesa per ottenere il referto del riscontro diagnostico disposto dopo la morte improvvisa del padre, Corrado Caiazzo. A raccontare la vicenda è Maria Luisa Caiazzo, che ripercorre il lungo iter affrontato dopo il decesso del genitore, avvenuto il 18 maggio 2024 a Cavriago.

L’uomo, 60 anni, era morto improvvisamente nella sua abitazione di via Melloni. In quell’occasione, alla figlia venne chiesta dal medico che constatò il decesso l’autorizzazione a effettuare l’autopsia. Dopo qualche tempo la giovane iniziò a chiedere informazioni sull’esito, prima a Modena, poi a Bologna. «Ci avevano riferito che avrebbero effettuato lì l’autopsia, ma non abbiamo saputo nulla. Non potevano fornirci informazioni: dovevamo aspettare notizie da Reggio Emilia. La chiamata arrivò un mese dopo l’accaduto: la causa della morte era un’emorragia cerebrale tetraventricolare».

A quel punto la famiglia ha atteso l’invio del referto. «Secondo le procedure, doveva arrivare al domicilio entro 90 giorni», racconta Caiazzo. Invece i mesi sono trascorsi senza che il documento venisse consegnato. Da lì sono iniziati i contatti con uffici e referenti, tra telefonate, mail e richieste di chiarimento, nel tentativo di ottenere almeno una copia via posta elettronica. Nel corso del tempo, spiega la giovane, lei e il marito si sono rivolti anche alla Medicina legale e forense di Reggio Emilia. «Chiedevo solo l’invio tramite mail, poco mi importava del cartaceo. La priorità era ottenere il documento».

La vicenda è andata avanti per mesi. Il 30 marzo scorso Caiazzo ha inviato una nuova mail, annunciando che, in assenza di riscontro entro sette giorni, si sarebbe rivolta agli organi competenti. Il giorno successivo il referto le è stato finalmente trasmesso via email. «Per questo ho vissuto due anni di rimbalzi, silenzi e attese», osserva Caiazzo, che punta l’attenzione soprattutto sui tempi della procedura. Al di là dell’aspetto burocratico, il ritardo ha avuto un effetto anche sul piano personale: senza il documento ufficiale, una vicenda già dolorosa è rimasta a lungo sospesa. l© RIPRODUZIONE RISERVATA