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Caso Bibbiano, è scontro tra giudici e procura. La presidente Beretti: «Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne “a ogni costo”»

Caso Bibbiano, è scontro tra giudici e procura. La presidente Beretti: «Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne “a ogni costo”»

La nota dopo il ricorso del sostituto procuratore Valentina Salvi contro la sentenza di primo grado sull’inchiesta affidi

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Reggio Emilia «Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne “a ogni costo” e non è guidato da finalità estranee alla funzione giurisdizionale: giudica secondo diritto, caso per caso, nel rispetto della legge e delle garanzie costituzionali, rimettendo con serenità le proprie decisioni al controllo del giudice di secondo grado». Sono le parole con le quali la presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti, interviene in una nota dopo l’appello della procura alla sentenza di primo grado.


Il primo verdetto del processo sugli affidi in Val d’Enza che, a fine luglio 2025, aveva fatto cadere gran parte delle accuse è stato impugnato dalla pm Valentina Salvi, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri, con un provvedimento di 580 pagine nei confronti di nove imputati. Nel mirino della Procura era finita l’impostazione stessa della sentenza. Secondo Salvi, la pronuncia «è complessivamente guidata da una spasmodica e quasi ossessiva ricerca di ragioni assolutorie, con esiti spesso paradossali e del tutto disancorati dalla realtà e dalle fonti probatorie in atti».

 

Da qui la nota del tribunale. «In relazione allo spazio che la stampa locale sta riservando all’atto di appello del Pubblico Ministero avverso una recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia, ritengo necessario svolgere alcune puntualizzazioni di carattere istituzionale. Nel nostro ordinamento è fisiologico e doveroso che le sentenze siano sottoposte al vaglio del giudice dell’impugnazione: l’appello costituisce uno strumento di garanzia ed è parte integrante del sistema di giustizia. Ogni Tribunale decide esclusivamente sulla base delle prove acquisite e del contraddittorio tra accusa e difesa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie decisioni, che sono motivate e pubbliche». «È tuttavia altrettanto doveroso ricordare che la critica rispetto a una decisione giudiziaria — anche quando ferma e decisa — dovrebbe esprimersi attraverso argomentazioni tecnico‑giuridiche, nel rispetto dei ruoli e dell’istituzione giudicante. La legittima critica delle sentenze non deve quindi tradursi in una rappresentazione delegittimante dell’organo che le ha pronunciate poichè l’autorevolezza del Tribunale coincide con quello della giurisdizione nel suo complesso». «Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne “a ogni costo” e non è guidato da finalità estranee alla funzione giurisdizionale: giudica secondo diritto, caso per caso, nel rispetto della legge e delle garanzie costituzionali, rimettendo con serenità le proprie decisioni al controllo del giudice di secondo grado» conclude la nota.