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L’incidente

Schianto fatale in Costa Rica: muore Romano Bartoli, imprenditore reggiano di 86 anni

Alice Tintorri
Schianto fatale in Costa Rica: muore Romano Bartoli, imprenditore reggiano di 86 anni

Fondò Bartoli Srl e Breamobil, fu pilota e in Costa Rica come ricorda la famiglia ha fatto di tutto

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Reggio Emilia Uno scontro violentissimo, dall’esito fatale. Siamo in Costa Rica, nella notte tra mercoledì e ieri: come testimoniano i giornali locali, alle 23.43 un’automobile si schianta contro i piloni dell’ingresso autostradale. A bordo della macchina distrutta a perdere la vita sul colpo è Romano Bartoli, imprenditore reggiano di 86 anni. È stata disposta l’autopsia, ma la ragione più plausibile per spiegare il drammatico incidente sembrerebbe essere un malore.

Romano Bartoli era diretto all’aeroporto, dove di lì a poco sarebbe atterrato un amico, che insieme a lui avrebbe dovuto trascorrere alcuni giorni nel Paese sulle spiagge bagnate dai Caraibi e dal Pacifico. Romano, in Costa Rica, viveva da oltre trent’anni. Viveva e lavorava perché, come raccontano i figli Amedeo, Enrico e Romina, «nonostante l’età, era una di quelle persone incapaci di rimanere ferme con le mani in mano». Il ritratto che ricostruiscono, con le voci commosse dopo la scomparsa del padre, è quello di un uomo la cui vita, dall’inizio alla fine, potrebbe essere un film.

Romano nasce in provincia di Reggio Emilia, a Casina, e poi si trasferisce in città, al Villaggio Foscato. Sin da bambino, racconta il nipote Alberto Terzi, si distingue tra i banchi della scuola elementare. «Mio zio è nato imprenditore – dice Terzi –. Da piccolo si dava da fare con la chimica, ma le sue passioni erano tantissime». Poco più che ventenne, Romano si mette in proprio e inizia a lavorare con prodotti chimici, poi sperimenta resine e poi, appena ne ha la possibilità, dà il via alle sue aziende. Apre prima la Bartoli Srl e poi la Breamobil, aziende che diventeranno poi leader in Italia per la produzione di semilavorati per mobili. Siamo negli anni Settanta: «Mio zio, lo dico con grande orgoglio, si è fatto dal niente. Tutto quello che ha imparato, lo ha imparato facendolo e sporcandosi le mani. Ha vissuto una vita piena, orientata dalle sue intuizioni geniali e dal suo spirito». In quegli stessi anni, tra le sue tantissime passioni, lo racconta il figlio Enrico, c’è quella per i motori. Un interesse – e un talento – che condivise con il pilota automobilistico di Formula 1 reggiano Mauro Baldi. Correva per passione e fu proprio per passione che Romano Bartoli arrivò a vincere un titolo italiano nei prototipi e a prendere parte a gare prestigiose come la Targa Florio nel 1974. «Correva con un nome diverso dal suo, si faceva chiamare “Bramen” – e qui il nipote sorride –. Il significato spiega molto di chi era mio zio: “Bartoli Romano, se vinco bene altrimenti amen”».

Non finisce qui. «Poi ha realizzato vicino a Pordenone il primo albergo a gas d’Italia in accordo con Italgas, occupato dai militari americani durante la guerra in Jugoslavia» continuano i suoi cari. Poi il grande salto: un viaggio in Costa Rica che gli ruba il cuore. Andrà lì per una vacanza, ma poi sceglierà di restare. E quel paese dell’America Centrale bagnato dagli oceani diventerà casa sua, senza mai togliergli la gioia di lavorare. «Ha intuito prima di altri, come è accaduto spesso nel corso della sua vita, le potenzialità di un Paese che ai tempi non aveva nulla. In Costa Rica ha fatto di tutto. Era un imprenditore agricolo, un agente immobiliare, un viaggiatore». Romano aveva un albergo nel Guanacaste sul Pacifico, una coltivazione di Te, terreni a non finire, ma anche il desiderio, sempre più forte da anziano, di tornare a Reggio, dove oggi vive il figlio Enrico. È qui che Romano Bartoli riposerà, nella tomba di famiglia. Dopo una prima funzione funebre in Costarica e dopo la cremazione, le sue ceneri giungeranno infatti in Italia coi figli, per il funerale con i parenti italiani a Reggio. La figlia Romina, ventitreenne e neolaureata alla Bocconi di Milano, lo ricorda così: «Eri un uomo che ha fatto tantissimi mestieri, ma soprattutto un padre. Sarai sempre il mio primo grande amore. Che la tua gioia di vivere contagi sempre i tuoi cari, e come mi avevi detto un paio di giorni fa: la vita è felice, è un mosaico di momenti».  © RIPRODUZIONE RISERVATA