Era in semilibertà ma continuava a spacciare durante i permessi per lavorare: arrestato
Reggio Emilia: grazie alle indagini della polizia penitenziaria la scoperta della droga in cella. In un’auto in suo uso trovate anche armi
Reggio Emilia Non ha mai smesso di spacciare. Il carcere per lui non è bastato: anche se in cella, non appena ne ha avuto l’occasione, approfittando anche della semilibertà, è tornato alle vecchie abitudini. Cocaina, metadone, la cartuccia di una pistola semiautomatica, oltre a dieci armi bianche e una serie di oggetti da scasso, tre cellulari e 1620 euro. Tutto nascosto all’interno di un’auto ferma nel parcheggio privato di un hotel della città. È questo il bilancio della perquisizione della polizia penitenziaria di Reggio, che ha portato al nuovo arresto dell’uomo, con l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Al detenuto, dietro le sbarre per il reato di spaccio, era stata concessa la possibilità di lavorare al di fuori della casa circondariale di Reggio, con l’obbligo di rientrare in cella la sera.
È proprio all’interno della stanza in cui l’uomo risiedeva che la polizia penitenziaria del reparto degli istituti penali di Reggio, attraverso una perquisizione ordinaria, ha cominciato a covare sospetti. L’uomo, che al di fuori del carcere svolgeva alcuni lavori di manutenzione in una struttura alberghiera della città – ma non solo –, nascondeva infatti all’interno della cella cocaina e hasisch. Sostanze che, oltre ad aver determinato la fine immediata della semilibertà per il detenuto, hanno allarmato gli agenti. La droga all’interno della cella alimentava infatti il sospetto che l’uomo, durante le ore all’esterno del carcere, più che al lavoro si dedicasse all’attività di spaccio.
È così che quella prima, importante scoperta è diventata il centro nevralgico di un’attività investigativa, preventiva e repressiva volta al contrasto della vendita di sostanze stupefacenti sul territorio di Reggio. Un’attività che ha dato senz’altro i suoi frutti: la polizia giudiziaria, attraverso le proprie indagini, è infatti riuscita in breve tempo a risalire all’automobile del detenuto (di cui non era mai stata dichiarata l’esistenza). Si trovava all’interno del parcheggio privato di un albergo reggiano e al suo interno nascondeva tutto quello che l’uomo non si era portato in cella. La polizia, al termine di una perquisizione, ritenuta fondamentale per i forti sospetti destati da quell’auto, ha sequestrato 75 grammi di cocaina, un flacone di metadone, una cartuccia per pistole semiautomatiche, dieci armi bianche e oggetti da scasso, tre cellulari e 1620 euro. Alla luce di questi ritrovamenti, nella giornata di venerdì il detenuto è stato portato in tribunale per la convalida dell’arresto.
«Esprimiamo vivo apprezzamento alla polizia penitenziaria – affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale – che ha dimostrato grande professionalità nell’importante attività di prevenzione e repressione dell’attività di spaccio sul territorio reggiano, oltre che in carcere. Attività che è andata oltre il doveroso svolgimento dei compiti istituzionali, manifestando spiccate doti professionali e investigative. Auspichiamo che al termine dei corsi di formazione, ormai recenti, ci sia l'incremento del carente organico del reparto, con almeno 50 unità di polizia penitenziaria. Incremento che potrebbe consentire la tutela dei diritti inviolabili del personale e più alti livelli di sicurezza». © RIPRODUZIONE RISERVATA
