Gazzetta di Reggio

Reggio

L’infortunio di Bagnolo

Operaio morto dopo l’infortunio: «Stava per trasferirsi: aveva trovato l’ospedale che avrebbe curato il figlio disabile»

Serena Arbizzi
Operaio morto dopo l’infortunio: «Stava per trasferirsi: aveva trovato l’ospedale che avrebbe curato il figlio disabile»

Ahmed Riaz, 55 anni da 25 a Novellara, è morto per le gravi ustioni dopo la caduta nella vasca di acqua bollente. La lettera dell’azienda mentre era in coma

4 MINUTI DI LETTURA





Novellara «Lo zio era una persona meravigliosa, amata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Avrebbe dovuto trasferirsi in questi giorni in Germania, dove aveva trovato un ospedale in cui curare il figlio, per il quale viveva. Siamo distrutti». Jabbar Akhtar è il nipote di Ahmed Riaz, l’operaio di 55 anni di origine pakistana che la mattina del 9 marzo era finito in una vasca d’acqua bollente nella ditta Dgp, a San Tomaso di Bagnolo, l’azienda in cui lavorava dal 1995.

Ahmed Riaz lascia la moglie e un figlio colpito da disabilità, oltre a numerosi parenti che stanno affrontando diverse ore di viaggio da tutta Europa per rendere omaggio al 55enne e stringersi intorno ai famigliari, residenti in centro storico a Novellara, colpiti dal lutto. La Procura ha aperto un fascicolo per ricostruire quanto avvenuto il 9 marzo. «Tutta la comunità è sotto choc – racconta il nipote –. Mio zio abitava da 25 anni in centro a Novellara, i vicini e i negozianti dove andava sono sotto shock: lo ricordano tutti come una persona gentile, buonissima ed educata, era benvoluto da tutti, sia in moschea, sia nella comunità. Stanno arrivando parenti da tutta Europa per il funerale, sono disposti ad affrontare lunghi viaggi in auto perché non c’erano voli disponibili quando hanno avuto la notizia. È stato aperto un fascicolo in procura, aperta un’inchiesta, e si dovrebbe fare l’autopsia».

«Zio Ahmed ha un figlio disabile di 23 anni: avrebbe dovuto trasferirsi venerdì con la famiglia in Germania – prosegue il nipote –. Aveva già trovato appartamento vicino Dortmund. Era intenzionato a traslocare lì, perché nelle vicinanze c’era un ospedale in cui fare curare il figlio, tutta la sua vita girava intorno a lui. Mio zio era originario di un paese vicino a Islamabad, ma viveva qui da tantissimi anni». Dal 9 marzo, il giorno dell’infortunio sul lavoro, «dall’azienda sono venuti un paio di volte in ospedale, ci hanno mandato una lettera a casa specificando che mio zio non era autorizzato a salire nel luogo in cui si trovava, che aveva oltrepassato la riga del carroponte e c’erano sette giorni di tempo per fornire spiegazioni – continua Jabbar Akhtar –. Lui era in coma: come poteva rispondere? Mio zio era un operaio, ma rappresentava un punto di riferimento per l’azienda: lavorava lì da tanti anni, da quando era ancora poco più di un ragazzino, e rispetto ad altri colleghi parlava un po’ di più l’italiano, 31 anni nella stessa azienda non sono pochi. A maggior ragione ci dispiace avere ricevuto quella lettera. E confidiamo che venga fatto tutto il possibile per capire davvero cosa sia successo il 9 marzo scorso».

In merito alla salma si attenderanno le decisioni della Procura. Il recupero dall’ospedale di Parma, dove il lavoratore è deceduto è stato effettuato dalle Onoranze Bonini, il feretro dovrebbe essere portato in Pakistan per volontà dei famigliari. Ahmed, il 9 marzo, venne soccorso dai fratelli che lavorano nella stessa azienda. Successivamente l’ambulanza portò il 55enne al Maggiore di Parma, dove arrivò ricoperto di ustioni su buona parte del corpo. Dopo 24 giorni è avvenuto il decesso. Il sindaco di Novellara, Simone Zarantonello, si stringe ai famigliari nell’esprimere le condoglianze ai nomi della comunità per la morte di Ahmed Riaz. «Ahmed Riaz e la sua famiglia abitavano a Novellara da svariati anni – spiega il primo cittadino –. Purtroppo ci ritroviamo di fronte a un nuovo infortunio sul lavoro. Tutta la comunità di Novellara si stringe alla famiglia la quale, oltre a dover sopportare un grave lutto, si trova al venir meno di un supporto». «Troppi incidenti sul lavoro in pochi giorni nella provincia di Reggio Emilia e Parma, alcuni mortali, è un segnale che non possiamo ignorare». Lo dice la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent, vicepresidente della Commissione Industria e attività produttive a Palazzo Madama. «Un operaio schiacciato da un mezzo, un altro caduto in una vasca d’acqua bollente, una lavoratrice caduta da un muletto, un giovane ferito da un macchinario: dinamiche diverse, stesso problema. La sicurezza sul lavoro continua a essere trattata come un costo e non come una priorità. Servono controlli, investimenti e responsabilità chiare lungo tutta la filiera».