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Il caso

Assolto dopo 12 anni: la fine di un incubo giudiziario per l’ex consigliere comunale Alberto Ferrigno

Ambra Prati
Assolto dopo 12 anni: la fine di un incubo giudiziario per l’ex consigliere comunale Alberto Ferrigno

Reggio Emilia: sotto accusa per una firma alle elezioni del 2014. «È la fine di un incubo: è stata lunghissima, ho speso soldi, mi è stato pignorato il conto corrente, sono stato penalizzato sul lavoro»

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Reggio Emilia Ha impiegato dodici anni, per levare l’onta di una condanna riportata per l’asserita falsa autenticazione di una singola firma. Parliamo di Alberto Ferrigno, 52 anni, ex consigliere comunale e provinciale di Rifondazione Comunista Reggio Emilia, che ieri in Corte d’Appello a Bologna è stato assolto con formula piena. La vicenda è quella nata dal ginepraio giuridico delle elezioni amministrative del 25 maggio 2014. A far scattare le indagini della procura, è stata una denuncia presentata dalla Commissione Elettorale del Comune, che alla vigilia del voto del 2014 aveva escluso Rifondazione dalle candidature. Controllando le 19 liste di quella tornata (vinta dal sindaco Luca Vecchi), l’Ufficio elettorale si era imbattuto in parecchie “doppie firme”, cioè gli stessi cittadini che comparivano in liste diverse: un fenomeno trasversale, ma siccome venivano considerate vere le prime firme depositate e Rifondazione era stata l’ultima, al partito ne erano state contestate 50, dando la stura a una pioggia di decreti penali di condanna per i sottoscrittori e a processi per gli autenticatori come Ferrigno.

Una delle firmatarie, una cittadina che ha ricevuto un decreto penale di condanna per essere sottoscritto due liste tra le quali Prc, si è opposta dimostrando che la sua firma per Rifondazione non era originale; così l’accertatore Ferrigno è stato accusato di falso ideologico. In primo grado, nel febbraio 2021, il giudice Stefano Catellani – seppur riqualificando il reato in falsa autenticazione – ha ritenuto Ferrigno colpevole e lo ha condannato a un anno e mezzo, oltre alla provvisionale di 5mila euro per la signora parte civile. «Abbiamo impugnato, ma ci sono voluti cinque anni per l’Appello – spiega l’avvocato Tommaso Lombardini, che ha supportato l’amico pur essendo stato per anni suo “rivale” politico in quanto leader di Alleanza Nazionale e di FdI – Certi di poter portare a casa un’assoluzione nel merito, abbiamo rinunciato alla prescrizione, ricordando i precedenti: come Andrea Capelli (Pd), che chiamato a rispondere dello stesso reato per 21 firme era stato assolto». Tutto bene, dunque? Non proprio. Ferrigno sfoga tutta la sua amarezza. «È la fine di un incubo: è stata lunghissima, ho speso soldi, mi è stato pignorato il conto corrente, sono stato penalizzato sul lavoro. Sono cose che fanno male, anche se gli amici veri sono rimasti. Non so se ci siano gli estremi per chiedere i danni: ci sto pensando». Chi conosce bene il funzionamento delle liste elettorali, prosegue il 52enne, «sa che stiamo parlando di nulla, tant’è che tutti gli altri consiglieri sono stati assolti: io no, è incomprensibile. Mai avrei pensato di essere condannato per una firma su tremila autenticate, tra comunali ed europee». Ferrigno lavora nelle Ferrovie. «Sono rimasto scottato e non ne ho più voluto sapere della politica».  © RIPRODUZIONE RISERVATA