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Guerra in Iran, cosa succede ai voli? «Un errore non prenotare per paura: i prezzi potrebbero salire»

Massimo Sesena
Guerra in Iran, cosa succede ai voli? «Un errore non prenotare per paura: i prezzi potrebbero salire»

Lo dice Benedetto dell’agenzia di viaggi “Natouralmente” di Reggio Emilia: «Affidatevi a tour operator in carne e ossa: ci sono polizze assicurative ad hoc , per modificare spostare o cancellare dei voli riducendo al minimo le perdite»

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Reggio Emilia «La cosa da evitare è farsi paralizzare dalla paura. Occorre invece essere lucidi e valutare l’opportunità di prenotare anche adesso una vacanza per evitare di farlo all’ultimo minuto, quando probabilmente, i prezzi saranno più alti». Benedetto Morini è il titolare dell’agenzia di viaggi “Natouralmente” in Corso Garibaldi, e in queste settimane – come tutti gli operatori del settore deve fronteggiare una crisi che ha tante facce: da quella banalmente economica, a quella psicologica legata alle incognite figlie della complicatissima situazione geopolitica che dal Medio Oriente, area del conflitto tra Usa e Israele contro l’Iran, si riverbera poi nel resto del pianeta per via di rincari dell’energia e dei carburanti. In questo momento, a bloccare il settore dei viaggi sono due ordini di problemi. Quello legato ai costi dell’energia, diretta conseguenza degli attacchi Usa all’Iran che hanno provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz. E quello della pericolosità di certi luoghi che soltanto alcuni mesi fa erano invece tra le mete più gettonate.

Golfo off limits
«Sicuramente – riconosce il Tour Operator reggiano – tutti i paesi del Golfo Persico hanno subito un colpo pesante, penso alle mete del Qatar, ma anche Abu Dhabi e Dubai che fino a pochi mesi fa erano tra le più richieste». E senza scomodare l’arcinoto caso del ministro Crosetto, anche gli altri italiani che – ai primi razzi sull’Iran – erano rimasti bloccati in queste località, «sono stati ospiti a tutti i livelli di questi Paesi che in questi anni sono diventate autentiche potenze economiche». Un passaggio quello del Golfo che era anche nelle rotte di chi sceglieva l’Asia come destinazione finale. «In questo caso – chiarisce Morini – ci sono anche delle rotte alternative a quelle tradizionali, ma sono in genere più lunghe e, di conseguenza, più dispendiose». E qui si torna al secondo ordine di problemi che spiegano il blocco dei viaggi: un mix tra oggettivi costi maggiorati e la paura di dover un giorno perdere tutto quello che si è versato. Ed è su questo punto che Morini prova a fugare le principali perplessità. «Le riserve di carburante per gli aerei, in Italia sono stimate per circa 7 mesi di autonomia, questo al netto dei disservizi dei singoli scali aeroportuali». Questo significa che non sono giustificati i timori di chi, in questo momento, pur avendo previsto di partire, preferisce non prenotare? «Le incognite ci sono – chiarisce l’operatore reggiano – ma sono soprattutto legate ai prezzi futuri. Per questo dico che non sempre aspettare può rivelarsi una scelta utile e lungimirante. Il motivo? Banalmente: i prezzi potrebbero schizzare ulteriormente alle stelle». Il consiglio è quindi quello di esplorare tutte le possibilità, «facendosi consigliare da professionisti che poi potranno essere in grado di assistervi ad ogni passo del viaggio». E in epoca di intelligenza artificiale dilagante, l’invito di Morini è quello di «assicurarsi che il vostro tour operator sia una persona in carne e ossa, e anche dotato della necessaria professionalità».

Tutele possibili
Invero, la svolta è data dal “paracadute” che oggi le prenotazioni prevedono: «Davvero si possono prendere tutte le precauzioni . Esistono tante soluzioni , attraverso polizze assicurative ad hoc , per modificare spostare o cancellare dei voli riducendo al minimo le perdite». Le mete? Detto di quelle off limits esistono mete che non ti aspetti: ad esempio il Mar Rosso. «In questo momento non è alta la tensione tra Egitto e Israele che peraltro non credo abbia intenzione di aprire un altro fronte. In più, in Egitto non ci sono presenze di basi Usa». E a proposito di Stati Uniti, anche questa è una meta che attualmente registra una sorta di elettroencefalogramma piatto: «La paura di avere problemi una volta sul suolo Usa – spiega Morini – in questo momento rende questa meta decisamente poco ambita. Peraltro, anche dal punto di vista dei costi, si sono registrati aumenti significativi che hanno finito per frenare la domanda». © RIPRODUZIONE RISERVATA