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L’anniversario

Dieci anni fa la morte di Lucrezia Lombardi in un incidente. L’impegno di famiglia e residenti per la sicurezza su via Molinazza

Dieci anni fa la morte di Lucrezia Lombardi in un incidente. L’impegno di famiglia e residenti per la sicurezza su via Molinazza

Scandiano: la mobilitazione ha fatto ottenere tutor e due dossi e da tre anni non si registrano più incidenti mortali

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Scandiano Dieci anni senza Lucrezia. Per chi l’amava un dolore che il tempo non può cancellare. Lucrezia Lombardi morì, a soli 21 anni, nello schianto della sua auto contro un albero in via Molinazza, il 10 aprile 2016. L’amica che era con lei rimase ferita, ma si salvò. Oggi ricorrono i 10 anni da quella tragica morte su una strada che di vittime ne ha registrate cinque, in quattro diversi incidenti, avvenuti dal 1989 al 2023. Un triste primato che le ha fatto guadagnare l’epiteto di “via della morte”. Fino a quando, infine, una lunga mobilitazione, anche da parte del comitato di residenti, riuscì a ottenere l’installazione di un tutor e due dossi e la sistemazione dei forti dislivelli delle banchine. Da quasi tre anni non si registrano più morti, ma gli incidenti continuano, seppure in numero ridotto.

In questo triste anniversario le persone che amavano Lucrezia e che non l’hanno mai dimenticata, la vogliono ricordare. Prima fra tutte la mamma, Natalina: «Mi piace pensare a Lucrezia con una parola, una sola: saudade. Sei la mia saudade. È la seconda parola più bella al mondo e significa nostalgia, rimpianto accompagnato da un intenso desiderio di qualcosa, di qualcuno assente». Un dolore, che è un infinito struggimento, condiviso da Natalina con l’altra figlia Elisa. Dalla morte della sorella, lei ha fatto dell’impegno per la messa in sicurezza di via Molinazza una battaglia che ne onori la memoria: «L’assenza la si impara a gestire portandola però sempre addosso – dice –, ed è spesso come un’onda che all’improvviso riporta a riva il dolore, lo stesso di quel tempo. Il controllo ci sfugge e lo si impara a volte nel peggiore dei modi. Cresci senza il sale della vita: tu. Ma come mi disse Ameya Canovi, rifiorire è un dono che facciamo a chi abbiamo nel cuore». Dopo i familiari ci sono gli amici. Per prima Alessia. Era in auto con Lucrezia al momento dell’incidente: «Non posso fare a meno di pensare alla persona meravigliosa che saresti stata e a quanto averti al mio fianco avrebbe reso migliore anche me. Nonostante tutto ti sento ancora qui, parte di me e di ciò che sono. Mi manchi ancora, in un modo che non si è mai davvero sistemato col tempo». «Nel giorno dedicato a ricordare la tua scomparsa – aggiunge Marta –, voglio ricordare tutti i giorni della tua nuova vita. Per tanto tempo ti ho cercato dove non eri, e invece ho capito che io ti avevo già trovata nelle cose vere, nelle parole gentili, nelle risate sguaiate. E se davvero esistono delle vite future, so che ti troverò lì, nel mio stesso banco di scuola, pronta per giocare a scopa». «Sei nelle risate e nelle cose belle – è la certezza di Chiara –. Sei nel mio cuore oggi e sempre». «Come spiegare a parole questi ultimi 10 anni in cui non sono riuscito più a vederti? Bella domanda – è il pensiero di Alberto –. C’è un monologo che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che lo sento; viene da una delle mie opere preferite. Le parole sono all’incirca queste: “Quando pensate che le persone muoiano? Quando vengono colpite al cuore da una pistola? No. Quando vengono colpite da una malattia incurabile? No. Le persone muoiono, quando vengono dimenticate”. Ecco Lu, se ancora oggi siamo qui a pensarti, a parlarti e a scriverti, anche se nessuna scienza è ancora stata in grado di capire queste connessioni d’energia, è perché probabilmente in molti, quaggiù, non ti hanno ancora dimenticato. E finché sarà così, nessuno potrà convincermi che ci hai realmente lasciato. Vivi Lu, vivi per sempre».  © RIPRODUZIONE RISERVATA