Kanye West a Campovolo, l’avvocato Scarpati: «La sua musica non mi piace, ma la censura è pericolosa»
Il legale reggiano interviene nel dibattito sulla presenza del rapper all’Hellwatt Festival: «La Costituzione garantisce la libertà dell'arte, vietare lo show sarebbe un atto da regime. Se commetterà reati ne risponderà dopo, la difesa preventiva è un rischio per la democrazia»
Reggio Emilia «Non andrò a sentire Kanye West, la sua musica non mi piace, ma mi pare doveroso che lui possa esprimere la sua arte, per quanto odiosa essa possa sembrare». Mette in guardia contro il rischio della censura artistica, fenomeno pericoloso quanto radicato nella storia, l’avvocato reggiano Marco Scarpati. Lo fa commentando le tante discussioni attorno alla presenza di West il 18 luglio come nome conclusivo dell’Hellwatt Festival in programma alla Rcf Arena, al Campovolo.
«In Italia la Costituzione prevede, all’articolo 33, che l’arte è libera. Libera vuol dire che non si possono creare misure di divieto preventivo, come fu durante il fascismo o nei regimi totalitari dell’Est Europa», ricorda Scarpati sui propri social. E ribadisce: «Non andrò a sentire Kanye West al Campo Volo e la sua musica non mi piace. Ma proprio perché ritengo che la Costituzione non sia uno scherzo, mi pare doveroso che lui possa esprimere la sua arte, per quanto odiosa essa possa sembrare. Se compirà dei reati ne risponderà, come ognuno. Ma dopo averli commessi». Solo in quel caso. Il blocco preventivo lo spaventa: «Temo la censura: perché si sa dove inizia ma non si sa mai dove finisce. E chi, domani, sceglierà di colpire». «Con questa logica - commenta Scarpati per Gazzetta - la prossima volta potrebbero censurare il Coro delle Mondine che fa canzoni comuniste. Se West commetterà un reato, poi dopo qualcuno potrà denunciarlo e perseguire il suo reato, ma la difesa preventiva è sempre una cosa pericolosissima».
Questo «perché io credo che l’arte sia arte, poi può piacermi o non piacermi e questo è tipico dell’arte. Ma che diritto ho io di dire che l’arte che non mi piace è un reato? Se non mi piace, non mi piace, punto». Se poi «West andrà sul palco inneggiando al nazismo, o quant’altro, allora ne risponderà in tribunale, qualche giudice verificherà se questa cosa è un vero reato o no. Ma non prima». Diversamente, prosegue il legale reggiano, «rischiamo di trasformare l’arte in un qualche cosa che sfugge completamente. Era nei regimi comunisti, come in quelli fascisti, che si vietava di produrre determinate opere artistiche. Noi siamo una democrazia». E, termina, «chi ha scritto la Costituzione, ce lo dimentichiamo spesso, era gente che aveva lottato duramente contro il fascismo, che è stata in galera per il fascismo, che aveva sofferto molto all’estero per il fascismo. Ora, credo che se loro hanno pensato che l’arte è libera, beh... allora deve essere libera davvero. Io vengo da una cultura libertaria per cui la libertà non ha mai fatto male a nessuno».
«Kanye West per me non è un caso politico, ma un caso psichiatrico», ragiona invece Max Collini, voce e autore dei testi di Offlaga Disco Pax e Spartiti. «Mi sembra evidente che lui si stia distaccando da quella rappresentazione che aveva dato, ho l’impressione che lui stia cercando di uscire da dal vicolo cieco in cui si era cacciato», spiega. «Ora gli stanno facendo pagare in ritardo anche altre questioni conto terzi, strumentalizzandole, perché lui si era già scusato, aveva già detto che non pensava a quelle cose, che era in difficoltà». E conclude: «Ribadisco, per me è un caso psichiatrico e non un caso politico, ma ricordo pure, anche se non ne parla più nessuno, che aveva cercato di chiarire le sue posizioni spiegando i suoi disagi psichiatrici con una pagina sul Wall Street Journal. Appunto per quello dico che è un caso psichiatrico». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
