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La lettera

Reggia di Rivalta senza il bistrot, l’imprenditore Cecchelani: «Se fosse stato affidato a me, avrei aperto a fine giugno»

Ambra Prati
Reggia di Rivalta senza il bistrot, l’imprenditore Cecchelani: «Se fosse stato affidato a me, avrei aperto a fine giugno»

Il titolare di Planeta Srl dopo il bando, in cui il Comune di Reggio ha definito la sua offerta «non idonea a dimostrare la sostenibilità della concessione senza apporto di risorse pubbliche»

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Reggio Emilia «Si pretende troppo dall’operatore economico. La mia offerta era un’opportunità per attivare il bistrot al quale la stessa amministrazione pubblica attribuisce una funzione che non è solo di ristoro, bensì un presidio di accoglienza, animazione ricreativa e turistica del parco Ducale. Se fosse stato aggiudicato a me, avrebbe aperto a fine giugno. Un’opportunità persa». È duro l’intervento di Marco Cecchelani, il titolare di Planeta Srl, l’impresa che ha vinto (con un rialzo dell’1%) il bando del Comune di Reggio Emilia per la gestione per nove anni della caffetteria bistrot della Reggia di Rivalta. La gara si è conclusa con una «non aggiudicazione dell’unica offerta pervenuta» poiché l’imprenditore (che gestisce gli impianti di risalita di Febbio con annesso locale) non è risultato «idoneo a dimostrare la sostenibilità della concessione senza apporto di risorse pubbliche». In una lunga lettera, Cecchelani fornisce la sua versione, spiegando anzitutto perché dalle cinque manifestazioni di interesse è rimasto solo lui. Una questione di (in)sostenibilità economica, secondo il legale rappresentante.

«Durante il sopralluogo è emerso che l’attuale predisposizione impiantistica non fosse adeguata a sostenere le dotazioni necessarie per un bistrot funzionante. Per questo è stato formulato un quesito ufficiale alla stazione appaltante, chiedendo come dovessero essere trattati eventuali interventi di adeguamento impiantistico per rendere gli spazi funzionali - spiega l’imprenditore -. La risposta del Comune è stata netta: la proposta di allestimento, comprensiva di arredi, impianti e di quant’altro, costituisce un onere dell’operatore economico, cui spettano progettazione, realizzazione e relativi costi». In sostanza «l’allestimento e gli adeguamenti venivano trasferiti sul concessionario». All’insegna dello «squilibrio», secondo Cecchelani, i costi dell’impianto elettrico e del personale (solo due per il municipio). «La gestione è sostenibile solo se gli investimenti strutturali di adeguamento dello spazio e delle attrezzature principali, che restano peraltro di proprietà pubblica, non vengono in toto scaricati sul concessionario. Il modello economico regge se il privato investe sulla gestione, sugli arredi mobili, sul personale e sull’animazione, mentre l’amministrazione si fa carico di completare e adeguare il bene pubblico che mette a gara».

Perciò la strategia adottata da Planeta «è stata quella di offrire il minimo», sulla base di una «promessa, tutta a carico del privato, di investimenti ulteriori non supportati da ricavi prevedibili», che l’amministrazione ha indicato in un milione di euro. Un’altra doglianza del titolare è la «negoziazione mancata». «La procedura negoziata ha margini discrezionalità». Invece «non c’è stato alcun confronto per esplorare una soluzione possibile tra interesse pubblico, sostenibilità economica e avvio del servizio». Risultato: la Reggia rimane senza bistrot per un’altra estate. «Il punto non riguarda chi abbia avuto ragione nella procedura. Riguarda quale modello di rapporto tra pubblico e privato si voglia adottare: un modello fondato su numeri realistici, responsabilità chiare e confronto effettivo, oppure un modello in cui il privato è chiamato a colmare, senza dialogo, squilibri progettuali ed economici che finiscono poi per riflettersi sulla possibilità di aggiudicare il servizio». l© RIPRODUZIONE RISERVATA