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La reazione sui social

Caso Portanova, intervengono i tifosi granata: «Fino alla condanna lasciatelo lavorare»

Caso Portanova, intervengono i tifosi granata: «Fino alla condanna lasciatelo lavorare»

“Gradoni Granata”, una pagina Facebook che conta oltre 20 mila follower, prende una posizione: «Una persona accusata di reati, anche gravi, deve essere esclusa dal lavoro e dalla vita agonistica per tutta la durata del processo? Per noi no»

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Reggio Emilia Tra i primi a commentare la sentenza della Corte d’Appello di Firenze, che ha condannato in secondo grado Manolo Portanova a sei anni di reclusione, è stata la tifoseria granata. Sui social si legge di tutto: da chi prende radicalmente le distanze dal centrocampista, agli ipergarantisti, a chi attacca la magistratura pur di difendere ancora una volta la fede calcistica. Nel marasma generale, per le pagine Facebook che uniscono in sé tifosi e ultras della Reggiana, si è reso necessario prendere una posizione.

È il caso di “Gradoni Granata”, che per i suoi 20.000 seguaci ha redatto un elenco puntato per fare chiarezza sul caso Portanova. «Nessuno di noi ha preso parte al processo, che va avanti comunque, a prescindere dai commenti su Facebook e dalle prestazioni in campo del giocatore; il giocatore non reitererà il reato a causa nostra e, in ogni caso, se anche lo facesse, potrebbe farlo indipendentemente dal fatto che giochi o meno a calcio; il giocatore verrà giudicato dalla legge, non dalle “anime pure” che digitano da una tastiera impartendo lezioni di vita e di stile, né tantomeno in base alle sue prestazioni in campo; fino ad oggi ha indossato la maglia granata rispettando le leggi italiane e il regolamento della Lega Calcio. Chi ritiene giusto mettere in galera i sospettati già dal primo grado di giudizio voti partiti che lo prevedono nel programma; il giocatore non sfrutterà il contesto per fuggire dall’Italia, reinterpretando la scena di “Fuga per la vittoria”».

«Il tema centrale è questo - concludono da Gradoni Granata - una persona accusata di reati, anche gravi, deve essere esclusa dal lavoro e dalla vita agonistica per tutta la durata del processo? Per noi no». l© RIPRODUZIONE RISERVATA