Caso Portanova, parla il giocatore: «Sono innocente, non mi fermo. Non posso perdere il calcio»
Reggio Emilia, così il fantasista della Reggiana dopo la condanna della Corte d’Appello di Firenze
Reggio Emilia Esce dall’aula con la faccia pulita. La camicia bianca. La disponibilità a rispondere pacatamente alle domande dei giornalisti. L’accusa è pesantissima: violenza sessuale di gruppo e lesioni. E la Corte d’Appello di Firenze ha confermato senza cambiare di una virgola la sentenza del primo grado di giudizio. Manolo Portanova, centrocampista della Reggiana dal 2023, è stato condannato anche in Appello a sei anni di carcere per lo stupro di gruppo avvenuto nel maggio del 2021, ai danni di una giovane studentessa dell’Università di Siena. Il giorno prima di entrare in aula, attraverso il suo profilo Instagram il calciatore si era rivolto a chi lo segue e in particolare ai tifosi reggiani.
«Domani entro in un’aula di tribunale per difendermi da qualcosa che non ho commesso - si legge sul suo profilo -. E dirlo fa male. Fa male perché so la verità, so chi sono... eppure devo lottare per dimostrarlo. Essere innocente e doverlo provare è una delle cose più dure che si possano vivere. Ci sono notti in cui non dormi. Giorni in cui il peso è troppo. Momenti in cui ti senti schiacciato da qualcosa che non ti appartiene. Eppure io sono ancora qui. In piedi. E il motivo siete voi. Reggio Emilia per me oggi è molto più di una città. Siete le persone che mi hanno guardato negli occhi e hanno visto la verità. Siete quelli che non hanno mai smesso di starmi vicino, che non mi hanno mai fatto sentire solo... nemmeno per un secondo».
Al di là dei sentimentalismi, giovedì sera, dopo la condanna, Portanova ha ripetuto ai giornalisti presenti il copione scritto la sera precedente. «È assurdo - ha detto davanti alle telecamere di Radio Siena Tv -. Sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile. Portare prove della mia innocenza non basta. Non so cosa fare. Era talmente tanto ovvia l’assoluzione, che la riconferma della prima sentenza sembra assurda». Il viso pulito, il tono pacato: quello del bravo ragazzo che descrive anche suo padre, Daniele Portanova, chiedendo ai magistrati di guardare il figlio negli occhi, invece di dipingerlo come “un diavolo”. «La dichiarazione che ho fatto oggi davanti ai giudici - prosegue Manolo - è stata quella di un ragazzo buono, amato da una città per il ragazzo che è. Prima di essere un giocatore sono un uomo, infangato attraverso accuse surreali che non gli appartiene». E poi: «Stiamo facendo del male alla ragazza perché le stiamo facendo credere realmente che questa cosa sia successa». Primo e secondo grado di giudizio, però, lo riconoscono come colpevole. Nessuno lo incalza, nessuno chiede.
Ma Portanova continua a parlare e si dichiara, ancora una volta, innocente: «Continuo a lottare come ho sempre fatto, non mi abbatto dopo questa condanna. So di essere innocente e lo urlerò fino alla fine». Poi, la passione per il calcio. Un fuoco che si accende anche di fronte alla possibilità, concreta, del carcere: «Non posso perdere la mia vita calcistica - dice davanti alle telecamere -. Gioco a calcio da quando ho quattro anni e non giocare più a pallone per un’accusa del genere mi devasta». Manolo, a Firenze, conclude così: «Non ci fermeremo. Credo moltissimo nella giustizia, anche se in queste due sentenze non è stata applicata. La verità, però, verrà a galla». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
