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Kanye West a Reggio Emilia, la vicepresidente del Parlamento Europeo Picierno: «Il governo intervenga come in Francia e Regno Unito»

Evaristo Sparvieri
Kanye West a Reggio Emilia, la vicepresidente del Parlamento Europeo Picierno: «Il governo intervenga come in Francia e Regno Unito»

L’europarlamentare Pd chiede al Ministero dell'Interno di valutare lo stop al live della Rcf Arena. Dopo i visti negati, cresce il pressing politico per applicare le leggi Scelba e Mancino contro le derive antisemite del rapper

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Reggio Emilia «È il momento di fare la stessa riflessione che i nostri partner europei hanno già avuto il coraggio di affrontare». Pina Picierno, europarlamentare Pd e vicepresidente del Parlamento Europeo con delega all’antisemitismo, entra nel dibattito sul concerto di Kanye West previsto il 18 luglio alla Rcf Arena e chiede al governo italiano di valutare un intervento sul modello di quanto fatto da Regno Unito e Francia per la tappa italiana del rapper, al centro della bufera per le sue passate posizioni antisemite.

«Il Regno Unito ha negato il visto. La Francia ha di fatto impedito il concerto di Marsiglia. L’Italia, intanto, resta in attesa con 68mila biglietti venduti, come se nulla fosse», dichiara Picierno. La presa di posizione arriva in un momento in cui la vicenda ha già assunto dimensioni internazionali. Dopo il rinvio del concerto di Marsiglia - annunciato dallo stesso West su X, a seguito della presa di posizione del ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez - in Italia l’attenzione si è spostata sull’Hellwatt Festival, mega evento che resta in programma con oltre 68mila biglietti già venduti e nuove disponibilità messe in vendita anche ieri. Per Picierno, la presenza del rapper investe direttamente i valori sui quali si fonda l’impegno istituzionale contro l’antisemitismo: «Non si può condannare l’antisemitismo nelle sedi istituzionali e poi consentire che un palco in Emilia-Romagna diventi il megafono di chi ha trasformato l’estetica nazista in intrattenimento di massa».

E aggiunge: «Le parole nei comunicati non bastano. Servono scelte coerenti con quei valori». Sul piano delle competenze, la vicepresidente è esplicita nell’indicare a chi spetta la decisione: «È una questione che supera chiaramente il livello decisionale di un sindaco e chiama in causa direttamente il Ministero dell’Interno». La motivazione richiama il quadro normativo vigente: «Siamo di fronte a profili che riguardano l’ordine pubblico e il rispetto dell’ordinamento italiano, che già con la legge Scelba e poi con la legge Mancino vieta l’apologia di fascismo, la propaganda e la diffusione di idee fondate sull’odio e sulla discriminazione». Di qui la conclusione: «L’Italia ha tutti gli strumenti normativi per valutare questa situazione con la serietà che merita. È tempo di usarli».

Le dichiarazioni si inseriscono in un dibattito avviato da giorni. Emanuele Fiano, ex deputato del Pd e figlio del sopravvissuto ad Auschwitz Nedo Fiano, aveva già annunciato di voler contattare il ministro dell’Interno, richiamando anch’egli la legge Scelba e la legge Mancino come strumenti disponibili. Il sindaco, Marco Massari, ha espresso «distanza dai comportamenti e dalle esternazioni» del rapper, rimandando però al governo ogni decisione. Palazzo Chigi ha fatto sapere di monitorare la situazione. Kanye West - che da anni si fa chiamare Ye - è al centro di polemiche internazionali per le passate posizioni filonaziste, le dichiarazioni antisemite, le magliette con le svastiche indossate e commercializzate, e con la canzone "Heil Hitler", poi rimossa dalle piattaforme. Atteggiamenti che hanno avuto conseguenze rilevanti per la sua carriera: contratti rescissi, sponsor ritirati, esclusione dal Wireless Festival di Londra con conseguente cancellazione dell’evento. Australia e Brasile hanno adottato misure per impedirgli di esibirsi. Quindi la Francia, con il concerto di Marsiglia saltato. Concerto saltato anche in Polonia, dove West è atteso il 18 giugno: un a presenza che la ministra della Cultura polacca Hanna Wróblewska ha definito «inaccettabile».

Da giorni si rincorrevano voci di una cancellazione dell’evento e di una rescissione del contratto con il rapper da parte degli organizzatori. A riportarle anche la Gazeta Wyborcza, il principale quotidiano polacco. A gennaio il rapper aveva pubblicato sul Wall Street Journal una lettera aperta a pagamento nella quale affermava di aver «perso il contatto con la realtà», attribuendo i propri comportamenti a un disturbo bipolare come conseguenza di un incidente. Victor Yari Milani, fondatore e direttore artistico dell’Hellwatt Festival, nei giorni scorsi ha gettato acqua sul fuoco: «Abbiamo chiesto a lui di scusarsi anche in Italia. I valori del festival non devono essere messi in discussione: rispetto e inclusione». Fra le ipotesi, anche un incontro con le comunità ebraiche locali. I Paesi Bassi hanno confermato le tappe olandesi del tour, spiegando che un divieto sarebbe possibile solo in presenza di rischi accertati per la sicurezza nazionale. In Italia la discussione tiene banco e non mancano le voci di chi ritiene che impedire il concerto equivarrebbe a una censura preventiva: una polemica che non si è sopita nemmeno con l’uscita dell’ultimo album, intitolato Bully, decisamente più sobrio, che sulle piattaforme continua a macinare riproduzioni su riproduzioni. l© RIPRODUZIONE RISERVATA