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Cadelbosco Sopra

Una lite per le pulizie in azienda finisce in un’aggressione, denunciati due 26enni

Una lite per le pulizie in azienda finisce in un’aggressione, denunciati due 26enni

Una banale richiesta lavorativa scatena la follia a Cadelbosco Sopra: un operaio viene circondato e picchiato nel parcheggio da un collega e dal cugino al termine del turno

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Cadelbosco Sopra Una banale richiesta di lavoro, di quelle che si scambiano ogni giorno tra colleghi, si è trasformata in una spedizione punitiva al termine del turno. Protagonisti della vicenda due giovani di 26 anni, di origini pakistane residenti nella Bassa, denunciati dai carabinieri con l'accusa di lesioni personali in concorso e minacce.

Dalle parole ai fatti

Tutto ha avuto inizio la mattina dello scorso 31 marzo all’interno di un’azienda di Cadelbosco Sopra. Secondo quanto ricostruito, un responsabile di reparto aveva chiesto a un dipendente di sollecitare un collega affinché si occupasse di alcune pulizie. Un richiamo che il destinatario non ha affatto gradito: ne è nato un alterco acceso, placato a fatica dall’intervento del capo reparto e degli altri operai presenti. Sembrava una discussione chiusa lì, tra le mura dello stabilimento, ma la tensione è esplosa di nuovo all'uscita.

L'agguato nel parcheggio

Intorno alle 17:15, finito l'orario di lavoro, la vittima è stata intercettata nel parcheggio della ditta. Ad attenderlo c'erano il collega con cui aveva discusso e il cugino di quest’ultimo (anche lui dipendente della stessa azienda). I due lo hanno circondato e aggredito colpendolo ripetutamente con schiaffi e pugni alla testa. Solo l'intervento di alcuni passanti, che hanno assistito alla scena e chiamato immediatamente il 112, ha evitato il peggio, mettendo in fuga gli aggressori.

Le indagini

L’uomo è stato accompagnato all’ospedale di Guastalla, dove i medici gli hanno riscontrato un trauma cranico con una prognosi di tre giorni. Dopo la denuncia sporta dalla vittima, i carabinieri di Cadelbosco Sopra hanno raccolto le testimonianze dei presenti e incrociato i dati, arrivando a identificare i due responsabili. Il caso è ora nelle mani della Procura di Reggio Emilia