Avances e palpeggiamenti alla 18enne tirocinante del centro estetico: cliente condannato a un anno
Reggio Emilia: la vittima aveva smesso di frequentare anche le lezioni a scuola dopo l’accaduto
Reggio Emilia Condannato a un anno (pena sospesa, purché segua un percorso di rieducazione) per violenza sessuale. Si è conclusa così, l’altro giorno in tribunale a Reggio Emilia, la vicenda di un 63enne incensurato accusato di aver fatto pesanti allusioni e palpeggiamenti a una ragazza di 18 anni, in stage in un centro estetico della città. Il gip Matteo Gambarati ha ritenuto credibile la giovane, sentita per ben sei volte e messa a dura prova dall’arringa della difesa dell’uomo, che l’aveva definita «menzognera e calunniatrice» sostenendo che lei si sarebbe inventata tutto per sottrarsi al tirocinio e alla scuola professionale. Anche per questo motivo la 18enne, all’uscita dall’aula, ha abbracciato il pm Maria Rita Pantani, che aveva chiesto una condanna a due anni e due mesi. Il giudice ha ritenuto responsabile il 63enne, pur riconoscendo due attenuanti – la minore gravità dei fatti e le attenuanti generiche – che, insieme allo sconto di un terzo assicurato dal rito abbreviato, hanno determinato la riduzione della pena. Al 63enne è stata applicata la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici per un anno, particolare non da poco visto che si tratta di un dipendente della pubblica amministrazione. Il condannato dovrà anche pagare le spese processuali e una provvisionale di 3.500 alla giovane, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Eugenio Traversa di Maranello, oltre alla quantificazione del risarcimento danni demandata al giudice civile.
La vicenda risale all’ottobre del 2024, quando la ragazza era alla sua prima esperienza di tirocinio formativo. Secondo il racconto di lei il cliente abituale, che la conosceva in modo superficiale, l’avrebbe prima molestata verbalmente per poi, in un episodio specifico, passare a una molestia fisica. La titolare del centro estetico, non vedendo più presentarsi la ragazza, ha chiesto conto all’istituto scolastico che a sua volta ha interpellato i genitori: questi ultimi sono caduti dalle nuvole, non sapevano né del tirocinio interrotto né erano a conoscenza del fatto che la figlia da giorni non frequentava più le lezioni. A quel punto la ragazza ha confidato in famiglia l’episodio, mai emerso prima e sfociato in querela. Al contrario l’imputato ha negato con forza l’addebito e i riscontri emersi dall’analisi del suo telefonino e del computer hanno dato esito negativo. L’avvocato difensore Nicola Tria, facendo leva sulla denuncia tardiva della giovane, nel chiedere l’assoluzione del suo assistito è stato molto duro nel mettere in dubbio la credibilità della ragazza. Proprio per questo nella precedente udienza il giudice per le indagini preliminari, per scrupolo, ha voluto mettere a confronto la giovane e la titolare del centro estetico. Durante il faccia a faccia la diciottenne si è messa a piangere più volte, tuttavia ha confermato la sua versione senza arretrare di un passo ribadendo di essere rimasta molto scossa dall’accaduto e di aver poi ripreso a frequentare la scuola con profitto. La difesa ha preannunciato che impugnerà il verdetto in Appello. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
