Trovato morto nel pozzo, la vedova condannata a 3 anni e sei mesi. I parenti: «Troppo poco»
Marta Ghilardini è stata assolta per soppressione di cadavere. Per la morte di Giuseppe Pedrazzini, 77 anni, già condannati figlia e genero
Toano Condannata a 3 anni e 6 mesi, ma assolta dall’accusa di soppressione di cadavere. È questa la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise nei confronti di Marta Ghilardini, 63 anni, vedova di Giuseppe Pedrazzini, il 77enne trovato morto nel pozzo del giardino di casa a Cerrè Marabino. La donna è stata ritenuta responsabile per gli altri reati contestati, mentre è stata assolta da uno dei capi più gravi.
La decisione arriva al termine del processo in rito ordinario che vedeva imputata la vedova, dopo che nei mesi scorsi erano già stati condannati con rito abbreviato la figlia Silvia Pedrazzini, 37 anni, a 12 anni e 4 mesi, e il genero Riccardo Guida, 44 anni. Per Marta Ghilardini l’accusa aveva chiesto una condanna molto più pesante, pari a 12 anni, sostenendo una sua partecipazione attiva nella vicenda. La donna era chiamata a rispondere di una serie di reati: maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, omissione di soccorso, truffa ai danni dello Stato per la pensione e soppressione di cadavere. Proprio su quest’ultimo punto la Corte ha deciso per l’assoluzione, ridimensionando in modo significativo il quadro accusatorio. I parenti dell’uomo presenti in aula non nascondono la delusione: “E’ troppo poco per quello che ha fatto”.