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Il processo

Colpo da 100mila euro alla Galleria Parmeggiani, assolto dopo 12 anni: scagionato dalle troppe impronte

Serena Arbizzi
Colpo da 100mila euro alla Galleria Parmeggiani, assolto dopo 12 anni: scagionato dalle troppe impronte

Reggio Emilia: da una vetrina sparirono cinque importanti oggetti di oreficeria, a essere accusato fu Muhammad Faisal

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Reggio Emilia Assolto per non aver commesso il fatto. Questa la sentenza pronunciata ieri mattina dalla giudice Sarah Iusto per Muhammad Faisal, imputato per il furto avvenuto dodici anni fa alla Galleria Parmeggiani. La rocambolesca vicenda risale, infatti, al 2014 quando vennero rubati ori per 100mila euro dal prestigioso palazzo. Si arrivò in un’aula di tribunale nel 2018, quando iniziò il processo. Successivamente, il procedimento venne “congelato” per irreperibilità dell’imputato. Nei mesi scorsi, Faisal, difeso dall’avvocato Marco Pinotti, è stato rintracciato e gli è stata notificata la documentazione relativa al processo, che è quindi ripreso. Durante il procedimento è emerso come oltre alle impronte di Faisal, fossero state rilevate anche tracce di altre persone. Le impronte quindi non sono state giudicate sufficienti per condannare l’imputato, che attualmente si trova in Germania.

Dalla Galleria Parmeggiani sparirono cinque importanti oggetti di oreficeria che si trovavano nella vetrina all’ingresso della galleria insieme ad altri gioielli: i ladri, in particolare, presero di mira una placca in oro con smalti, una fistola in argento dorato, un medaglione d’oro a forma di quadrifoglio, un medaglione circolare, un frammento di cintura in rame dorato. Nel corso delle udienze è stato ascoltato come testimone un agente della Scientifica che ha individuato le impronte riconducibili a Faisal. Sul posto sarebbero state trovate, come detto, anche le impronte di altre persone.

Il Comune si era costituito parte civile chiedendo i danni sotto più forme. In particolare, i danni patrimoniali per 100mila euro. I cinque oggetto sottratti, infatti, avevano un valore di 20mila euro ciascuno. L’ente pubblico ha chiesto anche il danno non patrimoniale che si concretizza in un’interruzione delle funzioni di pubblico servizio dell’ente. La comunità, infatti, ha subito un danno a causa del furto. A tutto ciò erano stati puntualizzati anche gli effetti negativi d’immagine, per l’inevitabile eco mediatica che il fatto ha prodotto. Ad accorgersi del furto, nel 2014, fu l’allora direttrice dei Civici Musei, Elisabetta Farioli, la quale si era recata nella Galleria in quei giorni chiusa al pubblico per lavori in corso al piano superiore. E fu la stessa Farioli a sporgere denuncia ai carabinieri che, dopo un primo sopralluogo, prelevarono le due vetrine manomesse sperando che fossero rimaste sui vetri impronte digitali in grado di avviare indagini più mirate per individuare gli autori del furto.  © RIPRODUZIONE RISERVATA