Crack, garage a fuoco, aggressioni, ratti. I cittadini della zona stazione: «Qui non è vita: è sopravvivenza»
Reggio Emilia: all’assemblea aperta della Cisl l’esasperazione dei residenti. «Sono quattro mesi che entrano nei nostri garage. Sono stata aggredita due volte»
Reggio Emilia «Non è vita: è sopravvivenza». Nessuna esagerazione, nessun allarmismo. Piuttosto la rabbia e l’esasperazione di chi da anni si sente prigioniero del proprio quartiere. Ostaggio dell’insicurezza tra le mura della propria casa. Le parole dei residenti della zona stazione, riunitisi ieri pomeriggio nell’assemblea aperta “Sicuramente Reggio” indetta da Cisl all’auditorium Simonazzi, parlano di una comunità che chiede risposte. Soprattutto, che chiede di essere vista, ascoltata, creduta.
Ad aprire la serata è stato l’intervento della segretaria di Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo, che con onestà e passione ha invitato l’amministrazione a valutare le strade percorribili per salvare la zona, «per affrontare insieme una ferita che riguarda la città». Poi, la parola è passata ai residenti. Ed è stato scoperchiato il vaso di Pandora. Si sono presentati con nome e cognome, hanno specificato la propria residenza, numero civico compreso, ma lo hanno fatto per noi. Perchè più o meno, tra loro, si conoscono tutti. I loro sguardi, le loro opinioni, la loro rabbia e la loro sfiducia si sono incrociate più volte, durante gli incontri e le assemblee organizzate per tirare su spunti, idee, proposte. «Perché la speranza è l’ultima a morire» hanno detto. All’incontro di ieri, hanno riportato per l’ennesima volta ciò che per loro è quotidianità. Parole che persino per chi, come noi, si occupa ogni giorno di raccontare la città, arrivano con una forza che costringe a riflettere. Cantine a fuoco, furti, colonie di ratti cresciute di pari passo ai cumuli di immondizia che si trovano a bordo strada. Auto in sosta ritrovate distrutte. Aggressioni mentre si rincasa. Dover chiedere il permesso alle persone che davanti al proprio portone spacciano «in tutta serenità». Assistere, nella più totale impotenza, allo “scambio” di pipette sterili e dosi mentre anche il crack diventa un’emergenza. «Da due anni non abito più in via Chiesi. Nella casa in cui vivevo ora è rimasta mia madre, da sola – ha raccontato Edoardo, studente universitario reggiano –. Per andare a fare la spesa, un tragitto di tre minuti totali a piedi, mia madre è costretta a prendere l’auto. Altrimenti, dovrebbe essere scortata ogni volta da un agente di sicurezza».
Prigionieri del proprio quartiere. «Sono quattro mesi che entrano nei nostri garage. Sono stata aggredita due volte. Domenica 9 l’appartamento al civico 8 è andato a fuoco: al suo interno vive una persona seguita da uno psichiatra, da un amministratore di sostegno e pure da un giudice. In casa sua ospita spacciatori e tossicodipendenti che restano tutto il giorno sotto il nostro portico. Ma nessuno li allontana» racconta una donna residente in via Turri. Che prosegue: «Questa notte (ieri, ndr) sono entrati ancora. Alle 2 di notte hanno distrutto tre garage e volevano darci fuoco. Queste persone non sono finite in galera, sono state semplicemente allontanate. Non sappiamo più cosa fare». La lista continua, le persone che prendono parola per raccontare la quotidianità della zona stazione sono tantissime. «Quando sono venuta ad abitare qui, questa era considerata la “zona Parioli” di Reggio. Ora viviamo nel degrado e non cambia mai niente – continua un’altra residente –. Ho ritrovato la mia macchina distrutta. La sera avevo l’abitudine di andare in bicicletta, ma ho dovuto rinunciare per la paura che possa capitarmi qualcosa. Se esco di casa, mi guardo alle spalle perchè temo che qualcuno possa seguirmi». Ai fatti di cronaca, che chi abita nei pressi della stazione storica conosce bene, si aggiunge la paura che si mescola alla rabbia e alla frustrazione. Sensazioni che non si misurano, ma che chiedono con urgenza di essere viste. «Non siamo qui per abituarci all’inaccettabile – ha concluso Papaleo –. Siamo qui per ascoltare e per dire che la zona stazione non è perduta e che questa battaglia si può vincere, solo se una città intera smette di voltarsi dall’altra parte». © RIPRODUZIONE RISERVATA
