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Incendi, spaccio e violenza. La testimonianza da via Paradisi: «Qualche notte fa stavamo andando a fuoco: abitando qui si rischia la vita»

Alice Tintorri
Incendi, spaccio e violenza. La testimonianza da via Paradisi: «Qualche notte fa stavamo andando a fuoco: abitando qui si rischia la vita»

Reggio Emilia: racconta che da Natale fino ad ora sono stati distrutti almeno quaranta garage. Il mio è stato aperto quattro volte

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Reggio Emilia Dormono con i vestiti e gli oggetti essenziali pronti davanti alla porta di casa, qualora fosse necessario andarsene di fretta, anche e soprattutto nel cuore della notte. Non è il maggio del 2012, quando l’Emilia dovette fare i conti con il sisma che spinse tanti a dormire accanto a uno zaino pronto, per fuggire in strada alla prima scossa senza scordare le cose fondamentali. Siamo nell’aprile del 2026 in zona stazione. Loro non sono terremotati, ma cittadini come gli altri. Eppure, senza esagerare, prigionieri del loro stesso quartiere. A parlare con la Gazzetta è Lucia Battista, 65 anni, una vita intera vissuta in via Paradisi insieme alle figlie. «Una donna per bene, che ha sempre lavorato, che paga le tasse, che ci tiene alla propria città» ci tiene a dirci, quasi dovesse giustificare il fatto di abitare in quella che nell’ultimo tempo, senza ombra di dubbio, è divenuta la zona peggiore della città.

Lo stigma pesa anche sulle spalle di chi è vittima di una situazione fuori controllo: Lucia, mentre racconta la sua quotidianità, ci mostra filmati e immagini con il fare di chi è abituato a non essere creduto. E in effetti, la situazione è inimmaginabile per chi non la vive ogni giorno. «Da Natale fino ad ora sono stati distrutti almeno quaranta garage. Il mio è stato aperto quattro volte: spaccano la serratura o entrano con le chiavi». Sì, con le chiavi. Perchè come ci racconta Lucia, in via Paradisi, un uomo si farebbe pagare da tossicodipendenti e spacciatori per procurare loro la copia delle chiavi dei garage degli inquilini. «Ho chiamato il fabbro. Nel giro di una notte sono tornati dentro». Nei garage, nel frattempo, gli escrementi e l’urina rendono l’odore insopportabile. Quello che i residenti di via Paradisi vedono è un accampamento perenne, che si sposta da uno spazio a un altro senza cambiare mai. Barattoli di cibo, materassi, stagnole bruciate e pipette per il crack, addirittura frigoriferi e vestiti stesi. L’impianto elettrico del palazzo dove abita Lucia lo scorso anno è saltato: nei garage, qualcuno aveva usato gli idranti del condominio per lavarsi, creando un cortocircuito. Poi, gli effetti collaterali. «Qui, non dormiamo più».

Lucia è stremata, come lo sono tutti i residenti della zona. Riavvolgiamo il nastro di poco: i fatti che ci racconta risalgono allo scorso weekend. Nella notte tra sabato e domenica il telefono dei residenti squilla: sul gruppo WhatsApp in cui si supportano vicendevolmente qualcuno lancia l’allarme. Nei garage qualcosa va a fuoco. Si sente già l’odore di fumo per le scale. Lucia scende di corsa, raccoglie le cose che tiene pronte davanti alla porta per le emergenze, si porta con sé il cane senza nemmeno legalo al guinzaglio. Scende tutto il vicinato: dal video che ci mostra si vedono bambini piccoli per mano ai genitori, anziani, che nel cuore della notte, come terremotati, si riversano per la strada. «Sono arrivati i Vigili del Fuoco e la polizia. Siamo riusciti a trattenere l’uomo che ha appiccato l’incendio. È stato allontanato. Niente di più. Nel frattempo minacciava di morte tutte le persone che, per denunciare la situazione, lo filmavano. Questa persona, oggi, cammina per strada come me e te. Abbiamo paura».

Ma non è un episodio sporadico e non è nemmeno un incidente. Lucia conosce per nome poliziotti e carabinieri che in via Paradisi intervengono continuamente. Eppure, la situazione non cambia mai. Il giorno dopo l’incendio, Lucia e gli altri condomini vengono svegliati dalle urla di due persone che litigano. Due volti noti al quartiere: sono tossicodipendenti che vivono all’interno della casa di una persona con problemi psichiatrici, sempre in via Paradisi. I video che ci mostra sono violentissimi: la donna usa una stampella per allontanare l’uomo, lo colpisce e poi lo spinge. Corre via, finisce a terra, lui la raggiunge e la prende a calci. Durante il litigio rompono il vetro del portone, che saranno i condomini a dover riparare a loro spese. È questa la realtà di via Paradisi, analoga a quella di via Turri e di viale IV Novembre, come di tutte le strade della zona adiacente alla stazione storica di Reggio. «Siamo esasperati. Questo per noi è diventato un carcere: qui i giorni passano, ma non cambia mai niente». A Lucia resta soltanto la voce, per raccontare a una città che si volta dall’altra parte, una vita che è diventata sopravvivenza.  © RIPRODUZIONE RISERVATA