Furti di farmaci oncologici, smantellata la banda: 6 arresti tra Reggio Emilia e Napoli
Maxi operazione della Squadra Mobile: sequestrato un deposito nel Lodigiano con refurtiva per oltre un milione di euro destinata al mercato nero estero
Reggio Emilia Sei arresti con due indagati finiti in carcere, due ai domiciliari e due sottoposti all’obbligo di dimora. È questa la forte risposta della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura reggiana guidata da Calogero Gaetano Paci, ai furti di farmaci oncologici su commissione per la rivendita su mercati illegali esteri, che si sono verificati in più città d’Italia, tra cui Reggio Emilia. Nei guai sono finiti cinque uomini di Napoli e un 52enne egiziano residente nel Lodigiano, presso il quale è stato ritrovato un deposito di farmaci per oltre un milione rubati in più città tra cui Catania e Napoli. Il 52enne è inoltre stato individuato come committente: la sua difesa nei prossimi giorni chiederà un nuovo interrogatorio. Gli arrestati partivano da Napoli con auto a noleggio verso le città dove commettevano i colpi: si appostavano, consegnavano il bottino al committente e poi tornavano a casa.
È di circa un milione anche il bottino dei tre colpi che si sono consumati a Reggio Emilia. Il primo è avvenuto il 20 giugno scorso, al “Dipartimento farmaceutico” di via Monti Urali. Il secondo il primo luglio ai danni della farmacia del Santa Maria Nuova e l’ultimo il 6 settembre di nuovo in via Monti Urali. Il gruppo, il 27 settembre, tentò di colpire anche al Policlinico di Modena, ma il furto non andò a segno: il caso verrà trasferito per competenza al tribunale di Modena. Ed entrò in azione, tra le altre città, fra Lucca e Reggio Calabria. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati ieri in questura dal capo della Procura Paci, con due dei pm che hanno condotto le indagini: Maria Rita Pantani, Valentina Salvi e Francesco Rivabella Francia; dal capo della Squadra Mobile Andrea Napoli. La conferenza è stata introdotta dal questore Carmine Soriente che ha definita questa operazione «una grande risposta a fatti gravi».
Il gruppo, di matrice partenopea, era specializzato e aveva già precedenti specifici nei furti di medicinali oncologici e immunosoppressori dai depositi farmaceutici. Determinati nelle indagini sono stati: l’analisi dei tabulati del traffico telefonico, il pedinamento degli indagati, la visione delle immagini della videosorveglianza, l’ascolto delle conversazioni telefoniche e ambientali intercettati. Questo minuzioso lavoro ha consentito di ricostruire ciascun ruolo dei componenti della banda. «Si tratta di professionisti con capacità tecniche per violare i sistemi di sicurezza e compiere i colpi, oltre che per conservare i farmaci», spiega il procuratore Paci.
Il sostituto procuratore Pantani enfatizza il «grandissimo lavoro di squadra con la Polizia di Stato e le altre Procure». È stato evidenziato, inoltre, il danno ingente e che i farmaci sono stati sottratti a soggetti vulnerabili» e tra le possibili conseguenze c’è l’interruzione “della catena del freddo”, ovvero l’innalzamento delle temperatura che può alterare qualità e sicurezza del prodotto. Il capo della Squadra Mobile Andrea Napoli ha indicato come gli indagati «avessero a disposizione diverse vetture a noleggio: c’era chi si intestava le auto e chi, invece, facevano i sopralluoghi. Partivano da Napoli, depositavano e tornavano indietro». Le indagini proseguono e non è escluso che si possa risalire a un possibile basista reggiano.
