Gazzetta di Reggio

Reggio

L’incontro del 25 aprile

Giovanni Laurent Cossu alla Libreria Del Teatro per presentare il libro su Don Pasquino Borghi

Giulia Bassi
Giovanni Laurent Cossu alla Libreria Del Teatro per presentare il libro su Don Pasquino Borghi

«Nel mio “Offertorio” ripercorro la sua vita». L’incontro domani alle 10.30 nella storica libreria del centro

3 MINUTI DI LETTURA





«Tutte le poesie sono unite da una comune sensibilità: la mia adesione, fin dalla giovinezza, al campo antifascista ed antiautoritario; adesione sempre riverificata e confermata nelle concrete scelte ed esperienze fatte a partire dal periodo degli studi superiori. Anni segnati dai movimenti studenteschi e giovanili e da quello non violento e per la pace; che mi hanno visto precocemente uscire dalla protezione familiare per seguire il fascino della vita comunitaria». Questo è Giovanni Laurent Cossu, per una parte metà sardo e aostano, poeta, ceramista; ex assessore alla cultura di Bibbiano, dove abita dal 1987, è anche tra i fondatori dell’Ottagono. Recentemente ha pubblicato “Offertorio”, ciclo di poesie dedicate a Don Pasquino Borghi che domani alle 10.30 verrà presentato alla Libreria del Teatro. Da quando vive a Bibbiano la figura del sacerdote e missionario fucilato dai fascisti il 29 gennaio del 1944 lo ha sempre accompagnato, anche per il fatto che i nonni bibbianesi di sua moglie conoscevano la famiglia e Orsola Del Rio, la madre di Don Pasquino. Nel 2004, in occasione delle celebrazioni del 100° anniversario della nascita e del 60° dalla fucilazione, il Comune di Bibbiano decise di dedicare un monumento a don Pasquino, che venne realizzato dallo scultore Augusto Giuffredi. Cossu decise di continuare il suo omaggio a don Pasquino fino alla pubblicazione di queste poesie. «Attraverso i testi percorro la sua vita e le sue scelte, ma nello stesso tempo intreccio anche un essenziale e personale dialogo con il sacerdote e il martire della resistenza», dice. I versi della raccolta tratteggiano la figura del sacerdote in un modo netto mettendo in risalto la sua intelligenza vivace e precoce, il carattere forte e determinato e nello stesso tempo dolce e solidale con tutti, gioioso e profondamente religioso: «L'impegno di don Pasquino è totale, senza risparmio, si ammala gravemente rischiando di morire; quand’era missionario di Sudan dove si salva miracolosamente, quando rientra in Italia va nell'ordine Certosino a Farneta (Lucca) dove vi trascorre due anni, quindi viene destinato a sostegno della parrocchia di Canolo di Correggio – racconta Cossu–.Una zona dove è più acceso lo scontro tra la resistenza democratica e antifascista e il regime, apertamente sostenuto dai nazisti ormai padroni del nostro paese. Qui ne diventa avversario pericoloso, per la sua popolarità e influenza e allora il vescovo, pensando di proteggerlo, lo invia, in quello che crede un luogo appartato e sicuro: Tapignola di Villa Minozzo». Aggiunge Cossu, la cui dedizione verso Don Borghi si lega con il fatto che il poeta vede in lui un personaggio da far conoscere ai giovani: «Nel 1943 è proprio l'Appennino a diventare la prima linea dello scontro, e anche in questo caso don Pasquino non si defila, partecipa a modo suo all'impegno resistenziale assistendo e sfamando fuggiaschi, renitenti, combattenti; questa ulteriore caritatevole e coraggiosa attività gli costa l'arresto. Carcerato, per alcuni giorni a Scandiano, don Pasquino Borghi viene successivamente portato a Reggio Emilia dove sarà fucilato il 30 gennaio 1944, assieme ad altri 8 condannati a morte. Si conclude così la sua esistenza, vissuta nella fede e testimoniando i valori più alti del civismo e del patriottismo, che gli verranno riconosciuti attraverso l'assegnazione della medaglia d'oro e dalla venerazione e ammirazione dei tanti che ancora lo ricordano»l © RIPRODUZIONE RISERVATA