Gazzetta di Reggio

Reggio

Dall’inserto Scuola2030

«Nella ristorazione collettiva un migliore equilibrio vita-lavoro»

Lucrezia Borrelli*
«Nella ristorazione collettiva un migliore equilibrio vita-lavoro»

L’intervista alla HR Recruiting Specialist Annalisa Manfredini

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Con Annalisa Manfredini, HR Recruiting Junior Specialist CIRFOOD, abbiamo approfondito l’organizzazione dell’azienda e il rapporto con il territorio, oltre alle principali sfide della ristorazione collettiva: dalla difficoltà di attrarre le nuove generazioni alla ricerca di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.

Si è parlato anche del modello cooperativo e delle opportunità per i giovani all’interno di CIRFOOD.

Quali sono oggi le principali sfide nel settore della ristorazione collettiva?

«Una delle principali sfide è l’attrattività: sempre meno ragazzi decidono di proseguire negli studi alberghieri o di lavorare nella ristorazione. Facciamo spesso incontri negli istituti alberghieri e quando chiediamo quanti vogliono continuare in questo settore a volte si alzano tre mani su cento. C’è poi molta concorrenza con la ristorazione tradizionale. Molti preferiscono lavorare nei ristoranti, magari anche stellati, dove si lavora fino a tardi ma si possono avere retribuzioni più elevate, anche se spesso con meno tutele rispetto a quelle offerte da una grande azienda strutturata come CIRFOOD. Per affrontare queste sfide cerchiamo di valorizzare i punti di forza della ristorazione collettiva. Un aspetto molto importante è il work-life balance: chi lavora nelle mense scolastiche o aziendali spesso ha orari diurni e lavora dal lunedì al venerdì. Questo permette di avere tempo libero nel weekend per la famiglia o per i propri interessi. È un elemento molto apprezzato soprattutto dalle nuove generazioni, che sono attente anche alla qualità della vita oltre che al lavoro. In questo modo chi ha la passione per la cucina può portarla avanti senza rinunciare alla vita personale».

CIRFOOD è diffusa su tutto il territorio italiano, ma la sede principale è a Reggio Emilia. Qual è il rapporto con il territorio?

«Siamo organizzati in sei aree territoriali che coprono tutte le strutture in Italia: Nord-ovest, Nord-est, Lombardia, Emilia, Centro e Centro-sud. In ciascuna area gestiamo servizi di ristorazione collettiva in ambito sanitario, scolastico e aziendale, con una presenza capillare sul territorio nazionale. In alcune zone abbiamo cucine centralizzate che arrivano a produrre fino a 10.000 pasti al giorno, destinate a scuole, aziende e rsa senza cucina interna. Nella sede centrale si trovano tutte le direzioni tipiche di una grande impresa: amministrazione, finanza e controllo, People Organization, Sales, Opeartion prodotto, acquisti e logistica etc. Qui vengono definite metodologie, policy aziendali e criteri organizzativi, che poi vengono applicati nelle varie aree territoriali. La sede, quindi, è un centro di competenza che diffonde linee guida e strumenti ai colleghi sul territorio».

Cosa rende CIRFOOD una realtà leader nel settore?

«Un elemento che ci contraddistingue è il fatto di essere una società cooperativa. I dipendenti possono decidere di diventare soci versando una quota sociale e partecipare alle assemblee e ai comitati, contribuendo alle decisioni aziendali. A differenza delle società per azioni, dove il potere è legato al capitale posseduto, nella cooperativa il centro sono le persone. L’utile di fine anno non viene distribuito agli azionisti ma viene restituito in parte ai soci cooperatori sotto forma di ristorno ed una quota importante viene reinvestita nella cooperativa a beneficio delle generazioni future. Questo modello mette al centro i dipendenti e i valori dell’azienda. Esiste anche un forte concetto di responsabilità intergenerazionale: chi lavora oggi nella cooperativa ha l’obiettivo di lasciare l’impresa migliore di come l’ha trovata. Questo significa innovare, essere sostenibili e lavorare per il benessere delle persone e dell’ambiente».

Quali qualità cerca in un giovane candidato, ad esempio un diplomato dello Scaruffi?

«La prima cosa che guardo è la motivazione. Da un ragazzo appena diplomato non mi aspetto competenze tecniche molto specifiche, perché è normale avere poca esperienza lavorativa. Se però una persona dimostra curiosità, voglia di imparare e desiderio di capire come funziona un’azienda, questo fa la differenza. È molto positivo anche aver fatto piccoli lavori durante gli studi, perché dimostra capacità di organizzarsi e voglia di essere autonomi. Per quanto riguarda le opportunità, in azienda ce ne sono molte. La direzione amministrazione finanza e controllo ha ospitato diversi studenti dello Scaruffi in alternanza scuola-lavoro, ma anche l’ufficio payroll, che si occupa dell’elaborazione delle buste paga. Un’azienda con oltre 13.000 dipendenti offre molte possibilità di inserimento. Spesso si entra con un percorso di stage o di alternanza e, se si dimostra motivazione e impegno, può diventare un primo passo verso un contratto vero e proprio».

*Studentessa dell’istituto Scaruffi-Levi-Tricolore