Anziano chiede alla vicina minorenne una foto nuda in cambio di sigarette: condannato
Vezzano sul Crostolo: a processo un 68enne dopo la denuncia della ragazzina. Per lui un anno e 4 mesi di pena
Vezzano «Se mi mandi su Whatsapp delle foto di te nuda, ti do ricariche telefoniche e sigarette». Con questa proposta un 68enne, vicino di casa della ragazza, aveva avvicinato per strada una minorenne di 16 anni. La giovane, spaventata, si era subito recata in municipio per chiedere aiuto e raccontare quanto accaduto. Da quell’episodio è partita l’indagine che ha portato il pensionato a processo. Ieri, in tribunale a Reggio Emilia, l’uomo è stato condannato a un anno e quattro mesi per tentata pornografia minorile. Disposte anche le pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici, dalle scuole e dai luoghi frequentati da minori. Il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto tre anni.
Il caso
Il 30 maggio 2022, mentre l’adolescente camminava per strada da sola, l’anziano l’ha avvicinata e importunata proponendo uno “scambio” scandaloso: le ha offerto ricariche telefoniche e sigarette in cambio di scatti osé. L’adulto non è riuscito nell’intento per cause estranee alla sua volontà, cioè per il secco diniego della sedicenne, che si è rifugiata all’interno del municipio agitata e in lacrime, senza svelare però il motivo. Una dipendente comunale ha chiamato la madre che è andata a prendere la figlia calmandola. La minore si è confidata in seguito: e un mese dopo la donna l’ha accompagnata alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia.
Un’accusa grave, che l’imputato ha sempre negato: anche se le foto non sono mai state inviate, per questo reato si rischia sulla carta fino a diciotto anni di carcere. Nella sua arringa l’avvocato difensore Helmut Bartolini ha fatto leva sul contesto nel quale è nato l’episodio: entrambe le controparti risiedono nelle case popolari e tra la madre e il 68enne c’erano già da tempo dissidi di vicinato, tanto che erano scattate querele reciproche. «Una convivenza difficile tra dirimpettai», l’ha definita il difensore, che ha gettato ombre sull’attendibilità di madre e figlia (non costituitesi parte civile, ma seguite dallo studio Fornaciari). L’adolescente ha anche deposto in aula, confermando il racconto. «La polizia postale, scandagliando il cellulare del mio assistito su richiesta del pm, non ha trovato nient’altro che foto di animali domestici. E l’esperienza insegna che chi ha questo tipo di morbosi interessi li segue in modo continuativo, mentre non risultano altre segnalazioni simili. Un quadro indizio del genere non può portare a una condanna» ha proseguito l’avvocato Bartolini, che ha chiesto l’assoluzione o in subordine il minimo della pena. Su quest’ultimo calcolo si è attestato il collegio presieduto dal giudice Sarah Iusto (a latere Francesco Panchieri e Giulia Bonora). © RIPRODUZIONE RISERVATA
