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Il caso

Matteo Salvini chiede 25mila euro di risarcimento all’ex sindaco di Luzzara per due Tweet

Ambra Prati
Matteo Salvini chiede 25mila euro di risarcimento all’ex sindaco di Luzzara per due Tweet

Le frasi sotto accusa del 2018, le frasi incriminate sotto la foto del vice premier con la Nutella. Andrea Costa: «Mi sono scusato per l’epiteto. Ma ero indignato: erano i giorni del terremoto nelle Marche»

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Luzzara Matteo Salvini vuole 25mila euro di risarcimento per diffamazione aggravata a mezzo social da Andrea Costa, ex sindaco di Luzzara ed ex segretario del Pd di Reggio Emilia, oggi consigliere regionale. L’accusa ha chiesto invece una condanna a mille euro di multa, mentre l’avvocato difensore Marco Scarpati l’assoluzione perché il fatto non sussiste. La sentenza del giudice Silvia Semprini arriverà nella prossima udienza.

Costa è imputato per due frasi scritte su Twitter il 26 e 27 dicembre 2018. La miccia è stata una foto su Twitter che ritraeva Salvini mentre addentava una fetta di pane spalmato di Nutella. «Il pagliaccio Ministro degli Interni punta sulla infermità mentale», è il primo tweet di Costa. Alla replica piccata del leader della Lega, il secondo tweet è esplicito: «Coglione pericoloso». Mentre l’attuale ministro dei Trasporti, citato come unico testimone dall’accusa, non si è mai presentato in tribunale a Reggio Emilia, ieri Costa ha rilasciato delle brevi dichiarazioni spontanee spiegando l’origine della diatriba. «L’allora vicepremier mangiava la Nutella di fronte al terremoto in Romagna e nelle Marche e alle problematiche di Pesaro. Essendo stato io un sindaco alle prese con i danni del sisma, mi sono davvero indignato. Il senso delle mie parole era: con quello che sta succedendo, chi rappresenta lo Stato potrebbe muoversi e fare il suo dovere?». 

Sull’epiteto Costa ha ammesso: «Mi sono scusato immediatamente. La mia intenzione non era di offendere, bensì chiedere attenzione da parte di una carica istituzionale responsabile in caso di calamità naturale». Invece l’espressione è stata ritenuta «offensiva dell’onore e del decoro» e in grado di causare «un grave pregiudizio per l’immagine pubblica» del politico, come ha ribadito l’avvocato di parte civile Mattia Celva, che punta a «un risarcimento danni per un’offesa grave». «A Reggio “coglione” è il minimo rimbrotto che un padre fa al proprio figlio. Giurisprudenza alla mano, non è un termine offensivo nemmeno per la Cassazione. Il linguaggio in questi anni si è modificato proprio a causa di Salvini», ha detto nella sua arringa l’avvocato Scarpati, citando un lungo elenco di libri e ricerche dedicati allo studio del linguaggio salviniano negli anni del boom social tramite “la bestia”. «Anzi è stato Salvini a propalare quell’offesa riprendendo sulla sua pagina quanto dichiarato da Costa: per questo motivo, in seguito, il mio assistito riceveva migliaia di ingiurie sul web e lettere anonime minatorie, tanto da dover essere messo sotto tutela dalla Prefettura». Del resto, ha proseguito Scarpati, «Salvini all’epoca era arrivato a 6 milioni di follower, tanti come la Merkel e Macron: che danno che poteva creargli un sindaco da 500 follower?». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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