Il gelso storico caduto per il vento, il botanico Pellini: «Merita di essere salvato»
Reggio Emilia, l’albero che si trova nella piazza-giardino degli Orti di Santa Chiara ha subito diversi danni
Reggio Emilia Un forte colpo di vento è la probabile causa del crollo nei giorni scorsi di un grosso ramo del gelso cresciuto nell’area incolta di proprietà comunale, che sta sotto alla piazza-giardino degli Orti di Santa Chiara attigua allo Spazio Gerra. La sua chioma si eleva sovrastando la passerella che circonda la suggestiva piazzetta utilizzata nella bella stagione per eventi e spettacoli. Se ne è staccata una propaggine carica di foglie e frutti non lontani dalla maturazione, che non ha provocato danni a cose o persone, ma ha ostruito il percorso impedendovi l’accesso da viale Allegri ai pedoni e ai disabili costretti su una carrozzina.
Quindi i residenti hanno avvisato la polizia locale, che ha provveduto a transennare il passaggio con una striscia bianca e ross, il botanico Ugo Pellini ha segnalato quanto è avvenuto sottolineando l’importanza storica non solo di questo accogliente angolo nascosto della città, ma anche della pianta in questione. «È auspicabile - scrive - che il Servizio comunale al verde intervenga il più rapidamente possibile con le cure adeguate, perché questo albero è davvero significativo per la storia di Reggio e merita di essere salvato».
A suo avviso, infatti, potrebbe essere un discendente del famoso gelso che più di due secoli fa sorgeva nello stesso luogo. Nel 1796, quando nella nostra città arrivarono le truppe comandate dal generale Napoleone Bonaparte, i reggiani insorti contro il governo estense lo scelsero come "albero della libertà", simbolo della rivoluzione importata con le armi dei francesi. Il 25 agosto di quell’anno i giacobini lo tagliarono e lo piantarono nel mezzo della piazza Grande, l’attuale piazza Prampolini. Il vasto "prato di Santa Chiara" era uno degli spazi interni alle mura medievali che venivano coltivati per esigenze alimentari. Era compreso fra le strade ora conosciute come corso Cairoli, viale Allegri e viale Isonzo. Prendeva il nome dall’attiguo monastero di Santa Chiara, che accoglieva le Clarisse, suore francescane, e fu soppresso e demolito dopo l’acquartieramento della guarnigione militare assegnata alla confinante Cittadella, poi trasformato nella Caserma Zucchi e nell’annessa Cavallerizza. Ora quel terreno ospita, oltre all’università e al parcheggio ex-Zucchi, lo Spazio Gerra che ha l’ingresso in piazza XXV Aprile. Sul retro una piccola porzione è stata rigenerata e valorizzata. Rimane però abbandonata la superficie sottostante.
«In passato - riferisce Pellini - l’amministrazione comunale, per voce del sindaco Vecchi, aveva promesso pubblicamente che vi sarebbe stato realizzato un giardino, ma da allora non se ne è saputo più niente». A suo parere, anzi, vi è stato fatto del male al gelso che gli è caro: «Proprio lo scorso anno avevamo segnalato che i lavori di un cantiere stavano sommergendo questo albero con inerti e assi, mettendone in pericolo la sopravvivenza».
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