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Kanye West a Reggio Emilia, Calenda fa pressing sul governo: «Negategli il visto, esalta Hitler»

Kanye West a Reggio Emilia, Calenda fa pressing sul governo: «Negategli il visto, esalta Hitler»

Il senatore e leader di Azione ha depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta a Piantedosi e Tajani

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Reggio Emilia Come anticipato dalla Gazzetta, il senatore Carlo Calenda, leader di Azione, ha depositato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e a quello degli Affari Esteri, il vicepremier Antonio Tajani, per chiedere al governo di valutare il diniego del visto d’ingresso a Ye, nome d’arte di Kanye West, in vista del concerto previsto il 18 luglio alla Rcf Arena.

L’atto parlamentare ripercorre la lunga serie di dichiarazioni antisemite e filonaziste rese pubblicamente dal rapper statunitense negli ultimi anni. Si parte dal 2022, quando Instagram e Twitter/X avevano limitato i suoi account dopo la pubblicazione di post giudicati antisemiti, tra cui quello in cui il cantante annunciava l’intenzione di andare «death con 3» contro gli ebrei: un’espressione comunemente interpretata come storpiatura di «DEFCON 3», livello di allerta del gergo militare statunitense, trasformato in un gioco di parole che associa gli ebrei a un’esplicita minaccia di morte. Nel dicembre dello stesso anno arrivarono le affermazioni di elogio di Hitler e dei nazisti.

L’interrogazione le cita testualmente: West dichiarò di vedere «cose buone» in Hitler e di amare «anche i nazisti». Il suo account Twitter/X fu nuovamente sospeso dopo la pubblicazione di un’immagine contenente una svastica inserita in una Stella di David. E poi: «Il cantante ha ulteriormente radicalizzato tali posizioni pubbliche - scrive Calenda - pubblicando messaggi in cui si definiva nazista, esprimeva amore per Hitler e negava il carattere antisemita delle proprie posizioni». Nello stesso periodo West mise in vendita una maglietta con una svastica. Nel maggio 2025 pubblicò un brano intitolato "Heil Hitler". Episodi dopo i quali, ricorda il senatore, diversi Paesi hanno già adottato misure restrittive. A cominciare dal Regno Unito, che ha bloccato l’ingresso del cantante, con conseguente cancellazione della sua partecipazione al Wireless Festival 2026.

L’Australia ha revocato il visto dopo l’uscita di "Heil Hitler", ritenuto promozione del nazismo. In Francia il concerto previsto a Marsiglia era stato rinviato dopo che le autorità avevano annunciato l’intenzione di attivarsi per impedirne lo svolgimento. Concerti programmati in Polonia, Svizzera e Slovacchia sono stati cancellati a seguito di proteste pubbliche. In Italia, invece, finora tutto tace. Di qui l’interrogazione che, sul piano giuridico, richiama l’articolo 604-bis del codice penale, che punisce chi «propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», e punisce altresì chi «istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per i medesimi motivi».

Il ragionamento di Calenda è netto: «Il rischio che un cantante che ha pubblicamente rivendicato slogan, simboli e contenuti nazisti e antisemiti possa esibirsi davanti a decine o centinaia di migliaia di spettatori in Italia, eventualmente riproponendo testi o proclami come "Heil Hitler", appare incompatibile con la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza, della dignità delle persone e del divieto di propaganda razzista e antisemita sancito dall’ordinamento italiano». Le domande rivolte ai ministri sono precise. Calenda chiede innanzitutto se siano «a conoscenza dei fatti esposti» e se abbiano «già acquisito, tramite le competenti autorità di pubblica sicurezza, informazioni complete sull’evento previsto il 18 luglio alla Rcf Arena, sulla società organizzatrice e sulle condizioni contrattuali dell’esibizione». Quindi chiede se il governo non ritenga necessario, «alla luce dei precedenti richiamati e delle decisioni già assunte da Regno Unito e Australia, non concedere il visto d’ingresso o comunque impedire l’ingresso in Italia del cantante statunitense Ye-Kanye West, al fine di prevenire il rischio concreto che egli commetta nel territorio nazionale condotte integranti il reato di cui all’articolo 604-bis del codice penale». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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