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Kate Middleton a Reggio Emilia, Calcagnini di Pluricart: «Ho portato alla principessa le scatole dell’azienda che i miei figli usano per giocare»

Ambra Prati
Kate Middleton a Reggio Emilia, Calcagnini di Pluricart: «Ho portato alla principessa le scatole dell’azienda che i miei figli usano per giocare»

Al tavolo di Remida, accanto ai grossi gruppi, c’era anche l’azienda di Calerno di Sant’Ilario

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Reggio Emilia «Ho portato alla principessa le scatole e gli oggetti dell’azienda che di solito usano i miei figli, di uno e cinque anni, a casa per giocare o a scuola. E le ho strappato un sorriso quando ho detto che dovevo riportarli indietro». Così Andrea Calcagnini, membro del Cda e responsabile marketing del Gruppo Pluricart, racconta l’emozione dell’incontro. «Per noi è stato molto lusinghiero». Al tavolo con Kate Middleton, giovedì scorso a Remida, accanto ai grandi colossi come Iren, MaxMara e Tetra Pak c’era anche questa piccola impresa territoriale di via Agnelli a Calerno di Sant’Ilario a tenere alta la bandiera della Val d’Enza.

Un’azienda familiare con cinquant’anni di storia alle spalle («Io rappresento la terza generazione»), che è nata come grossista e che oggi conta un centinaio tra dipendenti e agenti. Con 3 sedi, 8mila metri quadrati di magazzino e 5mila clienti in Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia e Liguria, Pluricart fa parte di Pool Pack, il gruppo compartecipato italiano che conta 31 aziende del settore. «La nostra specialità è il packaging monouso legato agli ambienti alimentari (piatti, bicchieri, posate), ma anche i prodotti per la pulizia (detergenza professionale per il food). Contiamo 7mila prodotti: vaschette per il gelato, sacchetti per il pane, ciotole per i take away, scatole per le torte e così via». Il legame con Remida è partito da una sua iniziativa. «Siamo partner fornitori di Remida, il centro di upciclyng che dà nuova vita ai materiali di scarto, li raccoglie dalle ditte e dà gratis agli atelier delle scuole del territorio - spiega Calcagnini -. Quando sette anni fa ho iniziato a lavorare in Pluricart insieme a mia moglie, abbiamo trovato materiale datato negli armadi e abbiamo contattato Remida: così è nata questa collaborazione. Giriamo a loro tutto ciò che non può essere venduto: ad esempio materiale fuori stock, imballaggi che nel trasporto si sono danneggiati, carta, plastica, alluminio».

L’invito di Reggio Children «non ce lo aspettavamo, è stata una bella sorpresa. Un segnale che la nostra sensibilità, non scontata, ci sta portando lontano. Vuol dire che abbiamo lavorato bene». Il motivo dell’invito? «Posso solo supporlo: forse tra le aziende siamo stati premiati perché assicuriamo consistenti forniture. O forse, visto che la principessa era interessata a un modello replicabile, c’era la necessità di un imprenditore che fornisse indicazioni pratiche su come coinvolgere i privati in progetti virtuosi». Difatti durante l’incontro Kate ha posto domande molto specifiche.

«Ho spiegato cosa ha spinto noi a collaborare: è bastato vedere cosa realizzano i miei figli, all’asilo e alla materna, le scatole e i materiali che usano per realizzare oggetti. E ho spiegato che il ruolo delle imprese è anche sociale: possono contribuire al bene comune, non solo per ridurre gli sprechi ma anche per migliorare la quotidianità». L’incontro, prosegue Calcagnini, «è stato davvero naturale. Mi ero preparato qualcosa di scritto, che non ho usato. E al termine la responsabile Public Relation della principessa ci ha chiesto mail e recapiti telefonici per una eventuale collaborazione futura con la Royal Foundation». 

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