La lotta di Aurora contro la fobia sociale: il suo racconto premiato al Salone del Libro
La 17enne scandianese, che frequenta il Galvani-Iodi di Reggio Emilia, ha ricevuto un riconoscimento al concorso internazionale “Adotta l’orso”. Decisiva una rete di sostegno fatta di scuola, professionisti e servizi.
Scandiano/Reggio Emilia «Le persone continuano a parlare, giudicare, come se bastasse guardarmi da fuori per capire cosa dovrei fare». Nelle parole scritte da Aurora c’è il senso di un percorso personale che ieri ha trovato spazio sul palco del Salone del Libro di Torino. «Come se vivere fosse una cosa che si può insegnare e la mia vita fosse qualcosa da aggiustare», prosegue il testo della studentessa scandianese, diventato anche uno dei motivi che hanno portato al riconoscimento ricevuto nella decima edizione del concorso internazionale Adotta l’orso.
«È stato bello, quasi non vero». Aurora, 17 anni, fatica a trovare parole diverse per raccontare la giornata di ieri a Torino. Un’esperienza che la studentessa scandianese dell’istituto Galvani-Iodi di Reggio Emilia descrive come «molto emozionante».
Nella Sala Madrid del Lingotto, Aurora è salita sul palco per la premiazione del concorso letterario promosso dall’associazione culturale Cisproject di Milano e dal laboratorio Leggere Libera-Mente.
La storia di Aurora è la storia di una battaglia silenziosa contro la fobia sociale e scolare, un ritiro dal mondo iniziato in seconda media. Se oggi quella timidezza si è trasformata in un successo letterario, lo si deve a una “rete invisibile” che ha saputo ascoltare il suo silenzio. In prima linea, come vere sentinelle capaci di intercettare il disagio prima che diventasse un muro insormontabile, figurano la psicologa Federica Sassi (Npia) e la coordinatrice Giulia Ferretti della Cooperativa Sociale Base. Sono state loro, insieme alla pediatra Angela Zanni e a Fabio Romani del Centro dell’Ascolto Aurora, a riconoscere i segnali del fenomeno e a tessere la trama di un supporto che non ha mai lasciato la ragazza da sola.
La professionalità della dottoressa Sassi e il lavoro di coordinamento di Giulia Ferretti hanno permesso di trasformare una situazione di crisi in un progetto di vita. Grazie a questa base solida, l’amministrazione comunale di Scandiano e il Servizio sociale unificato hanno potuto attivare tempestivamente l’istruzione domiciliare, garantendo il diritto allo studio.
Su questo terreno si è innestato il lavoro della scuola. Grazie alla dirigente scolastica e ai docenti che in questi anni hanno lavorato al progetto di istruzione domiciliare, è emerso il potenziale creativo della giovane e le è stato proposto il concorso, mentre le docenti di sostegno Luigia Ambrosino e Chiara Salsi sono diventate punti di riferimento quotidiani.
Il percorso è stato un delicato passaggio di testimone: dalla dedizione della Cooperativa Base, che l’ha accompagnata con cura fino allo scorso anno, alla sensibilità di Giulia Benincasa, educatrice di Pangea, che oggi ne raccoglie l’eredità come figura di riferimento nella quotidianità.
«Di questa problematica si parla ancora poco», spiega la mamma di Aurora, iscritta all’associazione Hikikomori Italia. «Vedere mia figlia premiata al Lingotto, sostenuta dalla dirigente scolastica e dal dottor Nearco Corti, dimostra che quando istituzioni e professionisti come la dottoressa Sassi e Giulia Ferretti collaborano, il muro dell’isolamento si può sgretolare».
Ieri a Torino ad accompagnarla è stata la professoressa Ambrosino, premiata a sua volta.
Nel testo la studentessa prova a raccontare dall’interno quello che spesso resta invisibile. «Ci sono giorni in cui sento troppo, così tanto da restare ferma, immobile senza riuscire a rimodellare nulla di ciò che ho dentro. Poi arrivano i periodi in cui entri in uno stato profondo di apatia. I minuti passano, le ore, i giorni, le settimane. E tu vivi come se fossimo spettatrici di noi stesse».
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