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Nidi, il paradosso reggiano: eccellenza mondiale e stipendi da 1.250 euro per gli educatori assunti dalle cooperative (300 euro in meno dei colleghi comunali)

Alice Benatti
Nidi, il paradosso reggiano: eccellenza mondiale e stipendi da 1.250 euro per gli educatori assunti dalle cooperative (300 euro in meno dei colleghi comunali)

I dati di Cisl Emilia Centrale. Oltre il 60% delle strutture della nostra provincia è gestito da cooperative sociali attraverso appalti o concessioni

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Reggio Emilia C’è chi, nella nostra provincia, lavora in un nido gestito dal Comune per 36 ore alla settimana, con stipendi che oscillano tra i 1.500 e i 1.650 euro netti mensili. E c’è chi invece, per svolgere la stessa professione alle dipendenze di una cooperativa sociale, percepisce ogni mese tra i 250 e i 300 euro in meno – 1.250-1.350 euro netti – dei colleghi assunti da un Comune, pur lavorando due ore in più a settimana (38) e con minori tutele contrattuali. Si parla degli educatori che tengono in piedi i servizi educativi rivolti alla fascia 0-3 anni, tra nidi d’infanzia e spazi gioco. Ed è proprio alla luce delle disparità retributive appena evidenziate che assume un peso ancora maggiore un altro dato: fuori dal Comune capoluogo, che gioca un campionato a parte, oltre il 60% dei nidi della nostra provincia è ormai gestito da cooperative sociali attraverso appalti o concessioni.

Se poi consideriamo le scuole dell’infanzia, il divario resta: nelle strutture Fism (la rete che raggruppa le paritarie no profit di ispirazione cristiana) e convenzionate gli stipendi degli insegnanti che lavorano nel segmento 3-6 anni si fermano mediamente tra i 1.300 e i 1.400 euro, mentre nelle scuole comunali o statali salgono fino a 1.600 euro netti. Sia inteso: non sono stipendi alti neppure questi ultimi, soprattutto per professioni che richiedono laurea, responsabilità educative e formazione continua. Oltre che dalla forte valenza sociale.

I dati di Cisl Emilia Centrale

È il quadro che emerge da una relazione dedicata al sistema educativo 0-6 della provincia di Reggio Emilia realizzato da Cisl Emilia Centrale, che fotografa numeri, stipendi e organizzazione del lavoro tra Comune, cooperative sociali, privati e Stato. E lo fa partendo da una domanda molto concreta: in che condizioni lavorano oggi educatori e insegnanti che tengono in piedi il sistema educativo 0-6 del nostro territorio?

Una realtà frammentata

Al di là del prestigio internazionale del Reggio Emilia Approach – sotto i riflettori da dieci giorni grazie alla visita della principessa del Galles Kate Middleton ai nostri asili e scuole dell’infanzia –, analizzando i dati raccolti dal sindacato emerge come il sistema educativo reggiano mostri una realtà molto frammentata, fatta di disparità salariali, differenze contrattuali e condizioni di lavoro che cambiano profondamente a seconda dell’ente gestore. «A Reggio Emilia, grazie alla forte integrazione del sistema, un educatore 0-3 di un nido comunale e un insegnante 3-6 di una scuola comunale godono di una sostanziale parità contrattuale (contratto nazionale del lavoro Enti Locali)», si legge. La differenza più forte, come anticipato, è tra chi lavora nel pubblico e chi invece opera nel sistema esternalizzato. Una forbice che si ritrova tanto nel segmento 0-3 anni quanto in quello 3-6. Il report sintetizza così il cuore del problema: «La vera differenza economica e di carico di lavoro sul territorio reggiano si avverte tra chi riesce a entrare nell’istituzione comunale o nello Stato rispetto a chi lavora nei nidi o scuole gestiti dalle cooperative sociali o da enti privati in convenzione». Secondo le stime riportate nella relazione diffusa da Cisl Emilia Centrale, il personale impiegato nel sistema integrato 0-6 anni della provincia di Reggio Emilia oscilla complessivamente tra le 2.200 e le 2.500 unità, comprendendo sia le figure educative sia il personale ausiliario e di cucina. Nel segmento 0-3 anni, quello dei nidi d’infanzia, operano circa 900-1.000 educatori. È qui che emerge con maggiore evidenza la frammentazione del sistema: nei Comuni più piccoli, infatti, i servizi faticano a essere gestiti direttamente dagli enti locali e, di conseguenza, oltre il 60% dei nidi della provincia risulta affidato a cooperative sociali attraverso appalti o concessioni. Nel segmento 3-6 anni lavorano invece circa 1.200-1.300 insegnanti di scuola dell’infanzia. In questo caso il peso maggiore è sostenuto dalla rete Fism e dal sistema statale, più che dai Comuni. «Nei paesi della provincia, infatti, sono soprattutto le scuole paritarie legate a parrocchie e fondazioni locali aderenti a Fism a garantire storicamente il servizio educativo nei territori dove la presenza statale è più limitata». Ma vediamo ora chi gestisce i servizi esternalizzati nella nostra provincia.

Le tre cooperative sociali

Secondo i dati diffusi da Cisl Emilia Centrale, oltre il 70% di questi fa capo a tre realtà cooperative. La principale è Coopselios, nata proprio nel territorio reggiano e oggi tra le maggiori cooperative sociali italiane: gestisce decine di nidi d’infanzia, spazi gioco e servizi integrativi distribuiti in quasi tutti i distretti della provincia.C’è poi Proges, realtà molto radicata tra Parma e Reggio Emilia, che opera nella gestione di nidi d’infanzia e servizi di sostegno scolastico affidati tramite appalto da numerose Unioni di Comuni del territorio reggiano. Infine, Consorzio Oscar Romero-Cooperativa Dimora d'Abramo che si occupano soprattutto di servizi di integrazione scolastica, educatori di plesso per il sostegno, progetti educativi territoriali e centri estivi attivi in provincia.

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