Un figlio costa fino a 21mila euro di nido e scuola dell’infanzia, Papaleo (Cisl): «Inaccettabile che una coppia con due stipendi normali paghi la retta massima»
Per il sindacato lo 0-3 anni non può continuare a essere trattato come un servizio a domanda individuale
Reggio Emilia Due stipendi da 1.500-1.600 euro al mese, una casa magari ereditata dai genitori, un figlio. A Reggio Emilia basta questo per finire nelle fasce Isee che pagano la retta massima o quasi per nidi e scuole dell’infanzia comunali e convenzionati. Tradotto: nei primi sei anni di vita di un bambino una famiglia della classe media può arrivare a spendere tra i 18 e i 21mila euro solo di rette per i servizi educativi 0-6. E fuori da questi conti restano tutte le altre spese, dai pannolini alle visite mediche passando per vestiti, sport e centri estivi.
È la simulazione elaborata da Cisl Emilia Centrale a partire dalle tariffe ufficiali 2025/2026 del Comune di Reggio Emilia. Nei nidi comunali e convenzionati le rette partono da 32 euro mensili per gli Isee più bassi a arrivano fino a 432 euro al mese per le famiglie con Isee superiore a 32mila euro o che non presentano l’indicatore. Per le scuole dell’infanzia comunali e convenzionate, invece, la retta massima arriva a 285 euro al mese per gli Isee oltre i 35mila euro. Ed è proprio nelle fasce comprese tra 28mila e 32mila euro di Isee che si colloca una parte consistente delle famiglie reggiane le quali, come sottolinea la segretaria di Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo, «senza una riforma dei nidi rischiano di continuare a pagare la retta massima o quasi». Per il sindacato, il tema non riguarda soltanto le rette ma il modello di welfare e le politiche familiari. «Lo 0-3 anni non può continuare a essere trattato come un servizio a domanda individuale – sostiene Papaleo –. È il primo pezzo del percorso educativo, il primo investimento sulla crescita dei bambini, il primo argine contro le disuguaglianze». Secondo la segretaria della Cisl, il peso economico dei servizi educativi rischia di intrecciarsi sempre di più con il calo delle nascite e con le difficoltà economiche delle famiglie. «Questi sono numeri che zavorrano. Questa è politica familiare, salariale e demografica. Un Paese seduto sulla bomba del crollo delle nascite non può celebrare i bambini nei convegni e poi lasciare sole le famiglie davanti a rette, affitti, mutui e precarietà». Il sindacato collega il tema delle rette anche all’emergenza abitativa. «Parlare di famiglie oggi significa parlare insieme di nidi e diritto alla casa. In un territorio dove un affitto può arrivare a mangiare il 40% di uno stipendio, proteggere le famiglie e i loro progetti di vita dovrebbe essere il primo dovere di una comunità che vuole avere un futuro». E conclude: «Alle prossime elezioni politiche chiederemo ai candidati reggiani impegni concreti sulla gratuità dei nidi e sulla riforma che li renda più accessibili. Non slogan, ma obiettivi misurabili».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
