Padre condannato per violenza sessuale nei confronti della figlia 15enne
Reggio Emilia: un anno e quattro mesi per il 52enne. L’accusa aveva chiesto 4 anni di pena
Reggio Emilia Doveva rispondere di un’accusa gravissima: la figlia, all’epoca dei fatti quindicenne, ha riferito di attenzioni morbose a sfondo sessuale da parte del papà. Un reggiano di 52 anni è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale pluriaggravata (due le aggravanti contestate in origine, il vincolo di sangue e l’aver commesso il fatto ai danni di una minore di sedici anni). Il giudice ha riconosciuto la responsabilità del genitore, ma in accoglimento alla tesi difensiva non ha ritenuto sussistenti le aggravanti e ha applicato l’attenuante del fatto di minore gravità. L’accusa aveva chiesto una condanna pesante: quattro anni. L’uomo ha ottenuto la sospensione condizionale della pena.
I fatti risalgono al 2021 e si sono svolti in provincia di Mantova, dove abitano la figlia e l’ex moglie e dove il padre si recava a cadenza settimanale. Gli episodi sarebbero avvenuti quando padre e figlia restavano da soli, provocando nella ragazza un forte turbamento che è stato notato dalla madre. Finché l’adolescente si è confidata con la madre, raccontando di ripetuti baci sul collo e di un modo di comportarsi che andava al di là delle “normali” manifestazioni d’affetto di un genitore. La madre ha deciso di ricorrere alle vie legali e l’autorità giudiziaria ha ritenuto credibile la quindicenne, ascoltata in incidente probatorio in un ambiente protetto e con tutte le cautele del caso. Un’accusa infamante, che il padre – tra l’altro incensurato – ha sempre negato con forza, proclamando la sua innocenza. Al termine della battaglia legale in tribunale a Mantova si è svolta la discussione finale, con il pm di turno che ha avanzato la richiesta di condanna. Nella sua arringa l’avvocato difensore del 52enne, Noris Bucchi, ha sottolineato l’elevatissima conflittualità del contesto familiare, sollevando dubbi sulla lettura data ai gesti del padre. Qualche dubbio deve averlo avuto anche il giudice se, dopo essersi ritirato in camera di consiglio, è uscito con la sentenza decidendo di comminare il minimo della pena. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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