Prima l’Sms di Poste, poi la telefonata dell’antifrode, ma è una truffa. Perde 24mila euro, ma viene assolto l’uomo sul cui conto finiscono i soldi
Reggio Emilia: la vittima un 50enne reggiano. A processo finisce un 44enne, ma per il giudice non basta che i soldi siano finiti sul suo conto per condannarlo
Reggio Emilia È caduto nella trappola della truffa del finto operatore antifrode di Poste Italiane che, paventando un pericolo per il suo conto corrente, ha convinto un 50enne reggiano a spostare su un altro conto 24.600 euro. E il truffato è stato beffato due volte perché, nonostante quel bonifico sia finito sul conto dell’imputato – un napoletano di 44 anni incensurato – quest’ultimo è stato assolto dal reato di frode informatica in concorso (con altri rimasti ignoti). Il giudice Greta Iori ha accolto in pieno la tesi dell’avvocato difensore Ernesto D’Andrea, che si è rifatto a un verdetto della Cassazione: non basta sapere a chi è arrivato il denaro, occorre dimostrare che l’intestatario faccia parte del congegno criminale.
Come funziona la truffa
I fatti risalgono al 2023, quando un reggiano 50enne riceve sul cellulare un Sms che pare di Poste Italiane (in realtà la dicitura è «Poste Info»). Il messaggio millanta una «comunicazione da parte degli uffici postali sulla sicurezza dei conti correnti» e rinvia a un link, che il reggiano purtroppo clicca. Per pochi secondi compare quello che all’apparenza sembra il sito ufficiale di Poste («sembrava tutto regolare, ero convinto che fosse il sito giusto», ha dichiarato il raggirato in udienza), che però viene subito reinderizzato ad altro sito web. È quello che viene definito “aggancio”. Un quarto d’ora dopo il cittadino riceve sul suo cellulare la telefonata di un uomo, tale Matteo, che si qualifica come addetto del settore antifrode di Poste; l’interlocutore spiega che l’azienda sta sventando una serie di truffe tentate contro più correntisti. «Ci sono truffe in atto su diversi conti, tra i quali il suo: il nostro consiglio, per la sua sicurezza, è di fare subito un trasferimento dei soldi su altri conti protetti», dice l’interlocutore.
Il 50enne ci crede: non solo a precisa domanda rivela il numero della propria carta Postepay e il numero di conto corrente, ma seduto al computer “in diretta” con il falso operatore esegue le sue indicazioni trasferendo 24.600 euro. Salvo poi scoprire, troppo tardi, di aver parlato con un malvivente. A seguito della denuncia del 50enne le indagini sono state svolte dalla polizia di Stato, che secondo il principio del follow the money ha individuato solamente il punto di destinazione dell’operazione: il conto corrente dell’imputato, un 44enne, che però non ha mai toccato quella somma né l’ha trasferita ad altri, protestando la sua innocenza. Il raggirato si è costituito parte civile chiedendo una provvisionale di 50mila euro, sfumata al momento della sentenza. Qualche giorno fa, in tribunale a Reggio, il giudice monocratico Greta Iori ha assolto l’imputato.
La sentenza
Nelle motivazioni il giudice ha spiegato che «le dichiarazioni della persona offesa non offrono alcun elemento idoneo a identificare gli autori della condotta fraudolenta, essendosi» il cittadino «interfacciato esclusivamente con soggetti ignoti, mediante utenze telefoniche fittizie e strumenti informatici non tracciati». A dimostrazione che le organizzazioni criminali specializzate in questi raggiri nell’intera penisola hanno delle competenze tecniche. «Gli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria non hanno consentito di individuare alcun collegamento tra l’imputato e i soggetti che hanno posto in essere la truffa», ha scritto i giudice, «né può ritenersi che la mera confluenza della somma sul conto corrente dell’imputato sia di per sé indicativa di un coinvolgimento nel reato, ben potendo tali conti essere stati utilizzati da terzi anche all’insaputa dell’intestatario, secondo modalità purtroppo ricorrenti nelle frodi informatiche».
Si tratta di raggiri sempre più frequenti grazie alle nuove tecnologie, afferma Poste Italiane, che è corsa ai ripari: nel 2025 sono stati sventati il 74% dei tentativi di frode. «Il fenomeno delle frodi è trasversale: colpisce tutte le fasce d’età, ma le fasce più colpite restano quelle dai 45 anni in su, che rappresentano circa il 66% delle vittime. Per gli over 60 il trend si aggira intorno ad un 33%». Poste Italiane organizza in ogni provincia delle giornate antifrode insieme alla polizia postale distribuendo opuscoli con lo slogan “Un truffatore non può fare nulla senza di te”. «La prima regola – spiega Alessandra Mariotti, responsabile Fraud Management Poste Italiane Centro Nord – è non condividere mai i tuoi dati e codici personali». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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