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Dopo la tragedia

«Simone Dallai non è un numero». Oggi sciopero generale di due ore per il 47enne morto sul lavoro

Ambra Prati
«Simone Dallai non è un numero». Oggi sciopero generale di due ore per il 47enne morto sul lavoro

Reggio Emilia: l’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil dopo l’infortunio fatale al 47enne schiacciato dal muletto. Ieri la Mazzoni di Cavriago semideserta dopo quanto accaduto

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Sant’Ilario «Simone Dallai non è un numero, nessuno caduto sul lavoro a Reggio lo è. La sicurezza è il confine tra il lavoro e la morte». I sindacati scelgono parole dure dopo l’ennesimo infortunio mortale avvenuto in provincia, costato la vita al 47enne di Sant’Ilario morto martedì nello stabilimento Mazzoni di Cavriago. Per questo oggi Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di due ore nelle aziende private di tutta la provincia e di ogni categoria, non soltanto metalmeccanica. L’astensione dal lavoro coinciderà con le ultime due ore del turno, con la possibilità per le rappresentanze sindacali aziendali (Rsu e Rsa) di prolungare la protesta. Alla Mazzoni, l’azienda dove è avvenuto l’incidente, lo sciopero durerà invece quattro ore e sarà accompagnato da un’assemblea interna.
 



La tragedia si è consumata martedì pomeriggio nel piazzale sul retro della Mazzoni Srl, storica azienda di via Prati Vecchi a Corte Tegge specializzata nella produzione di macchinari per il lavaggio industriale. Alle 16.50 un dipendente di una ditta esterna, passando nel cortile, ha trovato un muletto rovesciato su un fianco e, sotto, un uomo che non rispondeva. Subito sono accorsi i colleghi ed è partita la macchina dei soccorsi, purtroppo senza esito: Simone Dallai è morto per schiacciamento. Le indagini Al momento dell’incidente il carrellista era da solo. La dinamica è stata ricostruita grazie alle immagini di una telecamera aziendale: il 47enne stava effettuando alcune manovre al volante del muletto quando, dopo una curva, è stato sbalzato a terra e il mezzo, rimasto senza conducente, gli è caduto addosso. Il pm di turno Francesco Rivabella ha disposto il sequestro del muletto e della porzione di cortile interessata dall’incidente, mentre la salma è ancora a disposizione della Procura: verrà eseguita l’autopsia. Ieri la Mazzoni è rimasta aperta, ma la direzione ha riunito i dipendenti concedendo a chi non se la sentiva di tornare a casa. Molti dei circa quaranta addetti hanno scelto di fermarsi.

«L’azienda era semideserta, i colleghi sconvolti – racconta Massimo Tiramani della Fiom Cgil Val d’Enza –. Oggi alla Mazzoni lo sciopero durerà quattro ore, per tutto il pomeriggio: faremo un’assemblea a porte chiuse per riflettere». La mobilitazione Per i sindacati il tema non riguarda solo il singolo incidente. «Dobbiamo riflettere sul modo in cui si lavora, sui ritmi e sulla pressione affinché le attività vengano svolte nel minor tempo possibile. Questo comporta un aumento esponenziale dei rischi», afferma Davide Mariotti della segreteria confederale Cgil. «Nello stesso giorno, a livello nazionale, ci sono state tre morti sul lavoro. Lo sciopero è promosso a difesa della sicurezza: bisogna fare qualcosa di concreto, più di quanto non si stia facendo». Mariotti richiama anche il tema delle temperature elevate nei luoghi di lavoro: «L’anno scorso abbiamo avuto un’ordinanza regionale contro il caldo, quest’anno, viste le temperature, auspichiamo che venga riproposta dal primo giugno. Non è detto che questo sia il caso specifico, ma basta immaginare la calura nei piazzali all’aperto». Cgil, Cisl e Uil, nell’annunciare lo sciopero, parlano di «un atto di responsabilità» e sostengono che «il mondo del lavoro non intende più restare in silenzio o accettare promesse vaghe». Le tre sigle chiedono inoltre «un incontro urgente al prefetto di Reggio Emilia, in quanto rappresentante del Governo», sollecitando «una vera strategia di prevenzione e non una gestione dell’emergenza dopo l’ennesima morte». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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