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Sciopero alla Cobo di Cadelbosco Sopra. I lavoratori: «Segnali preoccupanti: temiamo la dismissione». I motivi della protesta

Miriam Figliuolo
Sciopero alla Cobo di Cadelbosco Sopra. I lavoratori: «Segnali preoccupanti: temiamo la dismissione». I motivi della protesta

I trecento dipendenti dell’azienda di Cadelbosco Sopra in sciopero per il contratto scaduto da oltre 2 anni: «Esternalizzate migliaia di ore di lavoro e intere linee produttive»

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Cadelbosco Sopra «In Cobo abbiamo il contratto aziendale scaduto ormai da due anni e mezzo. Caso più unico che raro a Reggio Emilia». A spiegare le motivazioni dell’agitazione dei quasi 300 lavoratori e lavoratrici della Cobo di Cadelbosco Sopra è Stefano Baisi, funzionario Fiom. Ieri, 29 maggio 2026, era davanti alla sede in via Tasso insieme a diverse decine di dipendenti che hanno manifestato tra le 9.30 e le 11.30.

La Cobo spa di Cadelbosco, azienda del Gruppo Cobo di Leno (Brescia), ha quasi trecento dipendenti che progettano, sviluppano, producono e commercializzano componenti, come sedili e volanti, per i maggiori produttori mondiali di trattori, e componenti per il mondo automotive e motocicli, come Ducati Motori.

In questo periodo sono già state effettuate oltre 40 ore di sciopero per cercare di convincere l’azienda a firmare un rinnovo contrattuale.

«Non abbiamo trovato, purtroppo – prosegue Baisi – le condizioni per fare accordi ponte. C’è una delegazione aziendale non affidabile: promette e non promette, rivede situazioni già risolte, riapre problemi, chiede di scambiare soldi con diritti. Per noi è inaccettabile».

Negli ultimi decenni alla Cobo, sottolineano dal sindacato, sono sempre stati rinnovati i contratti senza necessità di grandi scontri.

«Non capiamo l’irrigidimento degli ultimi anni. Tra l’altro, nel 2024 mentre i lavoratori hanno fatto decine di ore di cassa integrazione, l’azienda ha comunque chiuso il bilancio con un milione e mezzo di utile netto», afferma Baisi.

«Vogliamo parlare con la proprietà bresciana – continua –. Vogliamo ripristinare rapporti sindacali seri e trovare una soluzione che renda merito a lavoratori e lavoratrici che contribuiscono agli utili che l’azienda continua a macinare in periodi così difficili per la nostra economia».

«Ci sono segnali preoccupanti. Temiamo che si stia smantellando l’attività – aggiunge Luca Rinaldini, rappresentante Rsu e dipendente da 24 anni dell’azienda –. Vediamo smontare macchinari e affidare ore di lavoro e intere linee produttive a terzisti esterni. Si lavorava su doppio turno, ora su orari normali. L’azienda chiede anche di togliere la clausola di salvaguardia, vuole snellire il nostro contratto interno, togliere i diritti per darci un’elemosina di soldi. Non lo accettiamo. Lo stesso scenario l’ho vissuto a Montecchio, in una piccola azienda poi acquisita da Cobo».

Per sindacato e lavoratori l’affidamento a terzisti è la reale causa della «mancanza di lavoro» denunciata dall’azienda. Con il presidio davanti ai cancelli, dicono dalla Fiom, i lavoratori hanno voluto denunciare «l’ostilità del management aziendale sul tema del contratto aziendale», vogliono «che i rapporti sindacali tornino quelli di un tempo», «rivogliono il loro lavoro» e che si stabilisca un nuovo contratto «senza peggiorare i diritti attuali e definendo un premio per i dipendenti». Al contrario, dice Baisi, «siamo pronti a attuare fermate ulteriori, senza preavviso e nei momenti in cui sapremo che c’è picco di attività. Se va avanti saremo costretti ad alzare il tiro». l




 

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