L’idea di quel tuffo nel Crostolo nata da un video visto su Instagram: la ricostruzione della tragedia di Rivalta
Reggio Emilia: il gruppo di cinque amici tra i 14 e i 15 anni si era dato appuntamento per un tuffo. Ma dalle acque del torrente Kojo Henry Tawia non è più riemerso
Reggio Emilia Cinque amici di 14 e 15 anni, che anziché andare a scuola (c’era il monte ore, si poteva saltare) decidono – vista la calura – di andare a fare un tuffo nel torrente Crostolo, dove non sono mai andati in precedenza. Un’idea nata da un video, postato su Instagram. È finita in tragedia: quattro sono riemersi, il quinto no, è morto annegato. Così ha perso la vita ieri mattina Kojo Henry Tawia, ghanese nato a Reggio Emilia – al compimento del diciottesimo anno di età avrebbe acquisito la cittadinanza italiana – di soli 14 anni: tra un mese, il 27 giugno, avrebbe compiuto 15 anni. Di buon mattino, poco prima delle 8, il gruppo di ragazzini si manda messaggi: rilanciando il video di Instagram, qualcuno lancia l’idea di andare a fare un bagno sul Crostolo in quel luogo, in mezzo al verde.
Cosa è successo
Fa troppo caldo e in fondo le lezioni sono quasi finite. I coetanei ci mettono un po’ ad arrivare, muovendosi con i mezzi pubblici, raggiungendo il luogo dopo le 9. Siamo nella passeggiata del Crostolo, che dalla città conduce fino a Vezzano; da via Bedeschi, che dopo il ponte diventa via del Buracchione, a pochi metri dall’acquedotto, si attraversa la strada e si imbocca uno stretto sentiero ghiaiato. Dopo circa trecento metri, all’altezza di Villa Ferrarini, gli amici si inoltrano tra gli alberi e raggiungono la sponda, per la verità piuttosto scoscesa, accanto a una briglia in cemento che forma una piccola cascata: l’unico punto in cui il Crostolo, in questo periodo in secca, presenta un dislivello e forma una buca profonda oltre due metri, con mulinelli pericolosi. Non si tratta di un sito noto per i bagni, anzi quel sentiero viene percorso soprattutto da jogger e ciclisti.
I primi soccorritori
E proprio una coppia di ciclisti, alle 10.30, si imbatte in alcuni ragazzini che sbucano dalla boscaglia con i capelli bagnati e l’aria stravolta: si sbracciano, gridano aiuto. In cinque – racconteranno in seguito gli amici – stanno facendo il bagno dove si tocca: l’acqua è alta appena 80 centimetri. Ma Kojo si sposta, finisce nel dislivello: non sa nuotare. Gli amici riemersi, increduli, lo chiamano a lungo: ma il 14enne è scomparso, inghiottito dall’acqua. Una questione di secondi, nell’impotenza dei presenti. Appena scattato l’allarme al 118 si è messa in moto la macchina dei soccorsi: sul posto sono accorse un’ambulanza e un’automedica della Croce Verde, una squadra di vigili del fuoco con due mezzi e un’altra squadra da Sant’Ilario d’Enza, quattro Volanti della questura che hanno transennato il sentiero, infine la polizia locale per gestire la viabilità.
I soccorsi
L’intervento è per recupero persona; ma fin da subito, visto il tempo trascorso, è chiaro che si tratta del recupero di un cadavere. I vigili del fuoco fanno arrivare un secondo defender, dotato delle attrezzature necessarie; ma il 14enne è sul fondo, il torrente è torbido, profondo e con scarsa visibilità, i tentativi di dragare si sono rivelati inutili: occorreva il Nucleo Sommozzatori. L’elicottero da Bologna, con gli specialisti a bordo, è atterrato nel campo dall’altra parte di via Bedeschi: in mezz’ora i sommozzatori hanno individuato il corpo, poi portato dalla Croce Verde all’obitorio di Coviolo, a disposizione del pm di turno Dario Chiari. I coetanei, sotto choc, sono stati portati negli uffici della questura; i loro genitori, in apprensione, sono stati dirottati lì, per la raccolta dettagliata delle testimonianze. La mamma della vittima è arrivata verso le 13, insieme a una sorella; con le scarpe di suo figlio in mano, era disperata. Sul posto anche il sindaco di Reggio Marco Massari. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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