Caos al parcheggio Zucchi: guasti, sbarre bloccate e automobilisti intrappolati
Reggio Emilia, la testimonianza di una nostra lettrice che ha vissuto la disavventura
Reggio Emilia Un’odissea, intrappolati nel parcheggio Zucchi. È quella vissuta in questi giorni da non pochi cittadini, viste le segnalazioni che stanno arrivando alla Gazzetta e le disavventure vissute personalmente da alcuni dei nostri giornalisti. Il problema è dovuto a un guasto che a quanto pare, si protrae, agli accessi e alle uscite dal grande parcheggio che viene utilizzato, seppure in misura ridotta rispetto alle potenzialità (ma di questo altro storico problema non discutiamo in questa sede), da decine e decine di utenti.
Parlano di sbarre bloccate, totem elettronici non funzionanti, e decine di metri percorsi a piedi attraversando in lungo e in largo l’area nella speranza di essere liberati. Il totem non funzionante è un disguido che lascia perplessi già all’arrivo, pensando a come riuscire a uscire, poi, dal parcheggio al ritorno all’auto. Davanti a questo dilemma si è trovata in particolare un’automobilista. «Stamattina, l’entrata della Caserma Zucchi era senza sbarra, in uno dei due ingressi - raccontano, riferendosi alla giornata di ieri (1 giugno)-. Pur avendo passato l’abbonamento annuale sul sensore, non ha registrato l’ingresso, perché non andava. Pensando di aver problemi la sera, mi sono recata al gabbiotto per segnalare la cosa, ma naturalmente era chiuso, forse per il ponte. La sera, come da previsione, recandomi all’uscita 43, la colonnina segnalava il non ingresso, perciò la sbarra non si è aperta. Intanto, anche un’altra signora dietro di me, mi avvertiva di avere lo stesso problema. Pensando di risolvere, abbiamo fermato l’auto e a piedi, con la tessera in mano, siamo andate alle sbarre d’ingresso, visto che si vedeva da lontano che erano state riposizionate. Pensando di registrare l’ingresso e poi tornare alle auto per uscire, abbiamo provato a strisciare la carta in entrambe le colonnine, ma nulla: tutto bloccato, non funzionava. Altre auto volevano entrare, ma non riuscivano perché tutto fermo. Fortunatamente uno dei due citofoni ha funzionato e ha risposto un signore gentile: ci ha detto di tornare nella zona di uscita, ri-citofonare da là, che ci avrebbe aperto. Tornate dove avevamo le auto, l’uscita 43 era l’unica possibile, perché l’uscita 44 è completamente bloccata da transenne da un po’ di tempo. Ci siamo posizionate cosi all’uscita 43, abbiamo citofonato e, surprise: non funzionava».
È qui che la vicenda assume contorni tragicomici. «Io, che ero la seconda macchina, sono smontata per andare a provare a citofonare dalla colonnina dell’uscita 44 (quella bloccata dalle transenne) che, per fortuna, ha suonato e ci siamo fatte aprire così la sbarra all’uscita 43. Peccato che mentre stavo ripartendo io, si è richiusa. La signora uscita prima, è scesa allora dall’auto, è tornata a ri-citofonare al 44 per far aprire la sbarra per me al 43, e poter finalmente uscire ed essere liberate. Siamo allo sbando totale».
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