Si toglie il braccialetto elettronico, arrestato dai carabinieri il marito violento
Cadelbosco Sopra, l’uomo era sottoposto al divieto di avvicinamento alla moglie, che in passato ha minacciato di morte, picchiato e abusato sessualmente
Cadelbosco Sopra Si è sfilato il braccialetto elettronico dalla caviglia e lo ha gettato nel giardino di casa, sperando di far perdere le proprie tracce. Un gesto che ha fatto scattare immediatamente l'allarme e che ha aperto le porte del carcere a un 53enne di Cadelbosco di Sopra, già noto alle forze dell'ordine.
I fatti risalgono al pomeriggio di ieri (1 giugno). L'uomo era sottoposto al divieto di avvicinamento alla moglie – con l'obbligo di mantenere una distanza di almeno 5 chilometri – proprio grazie al dispositivo di tracciamento inserito lo scorso febbraio. Quando i carabinieri della stazione locale sono intervenuti sul posto, del braccialetto non c'era traccia, facendo scattare anche la denuncia per danneggiamento aggravato di beni di pubblica utilità. Durante le operazioni della pattuglia l'uomo ha accusato un lieve malore, rendendo necessario il trasporto in ambulanza al Pronto Soccorso di Reggio Emilia per accertamenti.
La Procura reggiana, ha immediatamente richiesto e ottenuto dal Gip l'aggravamento della misura cautelare. Ritenuto ormai inadeguato il braccialetto elettronico per contenere la pericolosità del 53enne, il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere. Dimesso dall'ospedale, l'uomo è stato arrestato e trasferito alla Pulce. Dietro la decisione del tribunale c'è una lunga scia di violenze domestiche. L'indagine dei carabinieri aveva infatti portato alla luce un vero e proprio inferno familiare iniziato nel 2011 e precipitato negli ultimi due anni, a causa della perdita del lavoro dell'uomo e dei suoi problemi con l'alcol. La moglie, una donna di 54 anni, per anni è stata vittima di umiliazioni, percosse (anche con una chitarra di legno), tentativi di strangolamento e abusi sessuali. A dicembre, dopo la fine della convivenza, erano seguite pesanti minacce di morte («Ti metto sottoterra», «Mi faccio trent'anni di galera ma ti ammazzo»), che avevano spinto il giudice a blindare la donna con il divieto di avvicinamento. Un sistema di protezione che il 53enne ha provato a neutralizzare, finendo però dritto in cella.
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