Pulse of Gaia, cronaca di un naufragio. Ecco cos’è successo da febbraio a oggi all’ex Hellwatt Festival
Reggio Emilia: dalle polemiche legate al nome di Kanye West alle promesse di Victor Yari Milani. I primi dubbi, fino all’amaro epilogo
Reggio Emilia Una notizia, quella arrivata ieri con una nota degli organizzatori, che – va detto – era forse la più prevedibile di questa tormentata vicenda, iniziata ufficialmente lo scorso 12 febbraio con la presentazione in municipio del cartellone da sogno dell’evento: cinque date, dal 4 al 18 luglio, 21 artisti internazionali già confermati e un ventiduesimo nome ancora avvolto nel mistero, ufficializzato soltanto pochi giorni dopo. Si trattava di Travis Scott, anticipato dalla Gazzetta già a dicembre. Un festival che, seppur per poco tempo, aveva rappresentato un motivo di orgoglio per la città, pronta a trasformarsi, per due weekend, nella capitale internazionale della musica.
Poi le polemiche legate alla presenza di Kanye West, noto per le sue dichiarazioni antisemite, avevano iniziato a offuscarne l’immagine. La prima crepa era emersa quasi subito e aveva riguardato la vendita dei biglietti per il concerto del 18 luglio proprio del discusso rapper statunitense. A sorpresa, a febbraio era stata lanciata una nuova tranche di ticket a prezzi inferiori rispetto agli early bird acquistati dai fan all’inizio di dicembre. Una decisione a cui era seguito un rimborso, dopo che il concerto di Kanye a Reggio Emilia aveva perso lo status di esclusiva europea con cui era stato inizialmente presentato.
Una vicenda che aveva scatenato proteste e perplessità, apparendo insolita per una manifestazione di tale portata e facendo emergere i primi dubbi sulla gestione dell’evento. La situazione si era ulteriormente complicata il 6 maggio, quando era iniziata la querelle tra C.Volo, la società che gestisce i concerti alla Rcf Arena, e il direttore artistico Victor Yari Milani. Quest’ultimo, proprietario del marchio Hellwatt Festival, era stato allontanato – almeno ufficialmente – per «visioni non più pienamente allineate».
Da quel momento, la vicenda aveva assunto contorni sempre più caotici: pagine social scomparse e ricomparse, annunci contrastanti e uno scontro combattuto a colpi di dichiarazioni sui mezzi di informazione. Con Milani deciso a rivendicare la paternità del format e intenzionato a portarlo in un’altra città. Il 21 maggio Hellwatt Festival era diventato Pulse of Gaia e sembrava aprirsi uno spiraglio. Tre date su cinque venivano confermate, compresa quella del 18 luglio con Kanye West, mentre gli appuntamenti del 5 e dell’11 luglio venivano trasferiti nell’area dell’Iren Green Park, capace di ospitare circa un terzo del pubblico dell’Arena. Otto giorni dopo, il 29 maggio, la prefettura aveva spento ogni speranza sul concerto di Travis Scott del 17 luglio e cancellato anche quello di Ye «per motivi di ordine e sicurezza». Ieri, infine, è arrivato l’epilogo, quasi scontato: la cancellazione di tutte le date rimaste in calendario. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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