Perché l’arena non è un fatto privato ed è ora di muoversi
Ci preoccupa quando ci si domanda la strategia e come si sia persa un’occasione (un’altra?) per muovere e smuovere una città che ha bisogno di ritrovare la sua vivacità e la sua identità
Sembra di trovarsi di fronte all’eterna incompiuta, ma la musica in questione non è quella di Schubert. Non è nemmeno quella di Travis Scott. Nemmeno quella del Pulse of Gaia. Queste ultime sono “solo” causa ed effetto allo stesso tempo di una Reggio Emilia condannata ad una colonna sonora che non riempie il silenzio, spesso è stonata, a volte non si sente nemmeno. Chi ci ha seguito sa cosa è successo, ogni singola nota: dall’estate della musica all’estate afona. Ci preoccupa quando ci si domanda la strategia e come si sia persa un’occasione (un’altra?) per muovere e smuovere una città che ha bisogno di ritrovare la sua vivacità e la sua identità.
Quest’ultima non ce la dà certamente Travis Scott, ma una città che negli anni ha costruito la Mediopadana – che tutti ci invidiano – e l’Arena dei record - tanto per citare un asse strategico che basterebbe da solo a generare milioni di euro di indotto – ha il dovere di guardare lontano per affermare il suo essere. Che Reggio abbia un’Arena invidiabile è un fatto. Che la città manchi di attrattività anche. Mettere insieme questi due aspetti con una politica promozionale che parta certamente anche dalla Regione, ma che abbia negli amministratori locali i principali protagonisti, è il minimo che ci si possa aspettare. Perché l’Arena non è un fatto privato, diventa pubblico nel momento in cui si resta a guardare e si condizionano le scelte culturali. I sostenitori di questo progetto sono così privati da non dialogare con l’amministrazione? Non ci risulta. Perché non sedersi per concertare – mai verbo fu più appropriato – il futuro di questa città anche grazie alla musica? L’Arena è nata su un’area di fatto demaniale attraverso un project financing pubblico-privato e non può essere considerata una vicenda esclusivamente privata. Gli eventi non sono una moda, sono un modo per generare interesse. Certo, da soli non bastano, ma l’Arena deve essere uno dei punti di ripartenza obbligata, prima che sia troppo tardi. Prima c’era un campo dove si facevano concerti, ora c’è un’Arena che resta vuota.
*Direttore della Gazzetta di Reggio
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