Scoperta fabbrica clandestina di sigarette: ecco chi sono gli arrestati
Reggio Emilia, la Guardia di Finanza ha fatto irruzione in un capannone a Villaggio Crostolo. Sequestrate 20 tonnellate di false bionde e 20 di tabacco sfuso
Reggio Emilia Da oltre un anno gestivano una fabbrica clandestina di sigarette contraffatte nel Villaggio Crostolo, comprando il tabacco grezzo all’estero tramite una serie di società scatole vuote, eludendo i controlli doganali e rivendendo le “bionde” fasulle - senza pagare né monopoli né accise - con profitti milionari, stimati in 32 milioni di euro (ammonta a 24 milioni di euro l’evasione fiscale). Undici gli indagati, cinque gli arrestati, accusati in concorso di produzione illecita e contrabbando di tabacchi lavorati nonché sottrazione al pagamento dell’accisa con l’aggravante di aver utilizzato mezzi di trasporto intestati a terzi.
È l’operazione "Regola", eseguita dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Emilia con il supporto dello Scico (il servizio centrale investigazione criminalità organizzata) e il coordinamento del pm Valentina Salvi. Il primo a finire in manette, nel 2025, è stato Nedzad Krusevci detto "Lula", 32 anni, jugoslavo, camionista addetto al trasporto, domiciliato a Carpi (dove ha ottenuto prima i domiciliari e ora l’obbligo di dimora). Il primo giugno scorso, nell’ultima tranche, è tocato ad Aleh Biaroza, bielorusso di 48 anni, e Germans Solovjovs, lettone di 32 anni, che scortavano i carichi; Wieslaw Matyjewicz, detto "zio Polonia", polacco di 60 anni domiciliato a Novi di Modena, considerato «figura apicale e finanziatore»; e Alessandro Grillo, 50 anni, unico italiano nato nel Trevigiano ma residente in Germania, ritenuto l’intermediario chiave che forniva la materia prima.
Dall’indagine risultano anche acquisti di cocaina e una pistola illegale Beretta con silenziatore, che però l’ordinanza ha escluso. L’operazione nasce nel novembre 2025, quando i finanzieri decidono di fare irruzione in un capannone abbandonato tra via Gasparini e via Colletta. Quando dall’edificio escono tre veicoli (una Bmw che precede il Tir e un furgone che lo segue), le Fiamme Gialle li bloccano: cadono nella rete il camionista e i due sul furgone (Biaroza e Solovjovs), mentre lo "zio" sulla Bmw accelera all’alt, si ferma, lascia le chiavi inserite e la portiera aperta e riesce a fuggire a piedi: della "mente" organizzatrice si perderanno le tracce, un cellulare lo localizzerà al porto di La Spezia forse diretto all’estero, di certo è irreperibile.
Il Tir contiene 7 tonnellate di sigarette marca Winston Blue (di proprietà della Japan Tobacco International, del tutto estranea e anzi parte lesa, che ha collaborato all’inchiesta mandando un perito), confezionate in 700 scatole impilate in 25 pallets. Nel capannone i finanzieri scoprono la fabbrica nel seminterrato: oltre a 13 tonnellate di sigarette pronte per la spedizione e 20 tonnellate di tabacco trinciato sfuso, c’è un mondo sommerso di macchinari moderni, fatti funzionare da un generatore industriale non collegato alla rete elettrica, bocche di lupo oscurate, bagni, un dormitorio. Una decina gli operai, tutti slavi (ucraini, bielorussi, un montenegrino, un marocchino "meccanico"), in condizioni di sfruttamento: ai finanzieri raccontano di essere stati reclutati su un canale Telegram, una volta a Reggio Emilia gli è stato sottratto il cellulare e non sono stati pagati. Gli investigatori scavano analizzando i cellulari (chat, contatti, foto) e i documenti lasciati dal fuggitivo sulla Bmw (bolle, contratti, certificati sanitari).
Il capannone - affittato da un’agenzia immobiliare a un romano che ha poi denunciato per occupazione abusiva il camionista - è diventato operativo nel gennaio 2025. Fondamentale il ruolo di Grillo, legale rappresentante di una società con sede a Monaco di Baviera che si occupa di import-export di prodotti petroliferi e tabacchi: il fornitore "sottobanco" ha un precedente per evasione fiscale. Sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al gip Andrea Rat (che ha emesso nel tempo tre ordinanze), ora è ai domiciliari. Un sistema complesso e rodato. Secondo il giudice gli indagati hanno dimostrato «dedizione e professionalità nel contrabbando», «una spiccata attitudine delinquenziale», facendo dell’attività illecita «l’unica fonte del proprio sostentamento economico». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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